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Riforma pensioni, archiviata Quota 100: ecco tutte le ipotesi e come fare per lasciare prima dei 67 anni

UDINE. Quando alla fine del 2021 sarà definitivamente archiviata Quota 100, resteranno sette diverse opzioni per accedere alla pensione, ma tutte impongono paletti stringenti che da un lato alzano l’età minima necessaria e dall’altro fanno scattare l’allarme sulla sostenibilità a lungo periodo del sistema previdenziale.

In mancanza d’interventi, dal primo gennaio dell’anno prossimo si potrà dunque andare in pensione di vecchiaia a 67 anni (lo stesso limite per uomini e donne), oppure anticipata, con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 per le donne. Un salto molto brusco, un vero e proprio scalone che può arrivare a cinque anni. È molto probabile che venga introdotto qualche correttivo per evitare questa conseguenza. 


Ma quali sono le opzioni per i lavoratori? Eccole spiegate, punto per punto

Quota 100

Il governo Draghi manda in pensione definitiva “riforma strutturale” fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini durante il primo governo Conte. E ironia della sorte a decretarne la fine sarà proprio un esecutivo sostenuto anche dai voti della Lega. Secondo quanto si legge nei documenti del Recovery, il provvedimento sarà sostituito «da misure mirate a categorie con mansioni logoranti». Fino al 31 dicembre, però, chi avrà maturato i requisiti dei 62 anni di età anagrafica e 38 anni di versamenti contribuitivi potrà andare in pensione con una finestra di 3 mesi per il settore privato e 6 mesi per quello pubblico e l’assegno pieno. Se un intervento correttivo, dal primo gennaio prossimo per l’accesso alla pensione serviranno 67 anni, cinque anni in più. Ma ci sono anche altre alternative. 
 

Pensione di vecchiaia

È uno dei punti cardine della riforma Fornero, ma si scontra con un mercato del lavoro ancora ingessato e una ripresa dell’occupazione e un aumento dei salari che ancora non si sono verificati. Per accedere al trattamento previdenziale sono necessari 67 anni di età e 20 di contributi: è uno strumento pensato per chi ha avuto una carriera lavorativa molto frammentata o con periodi di occupazione in nero. L’assegno, inoltre, deve essere almeno 1,5 quello sociale: ai valori correnti sono 690 euro al mese. «Al momento – spiega Orlando – la platea degli interessati è ridotta, ma è destinata a crescere negli anni. Probabilmente, a causa dei buchi contribuitivi, saranno presto maggioranza, motivo per cui serve una riforma. Bisogna intervenire sui riscatti e rendere più accessibile la previdenza complementare, che oggi è ancora troppo cara, altrimenti avremo una generazione di pensionati incapaci di arrivare a fine mese». 
 

Pensione di vecchiaia anticipata per disabili

Con una disabilità pari all’80%, donne con 20 anni di contribuiti e un’età anagrafia di 56 anni possono accedere alla pensione con una finestra di 12 mesi. Per gli uomini, invece, sono necessari almeno 61 anni. 
 

Pensione anticipata ordinaria

È uno strumento che tutela chi ha iniziato a lavorare presto o ha investito nel riscatto dei contributi figurativi, dagli studi al servizio militare. Non è richiesta alcuna età minima, ma per le donne sono necessari 41 anni e 10 mesi di versamenti, mentre per gli uomini serve esattamente un anno in più: 42 anni e 10 mesi. In entrambi i casi, una volta maturate le condizioni necessarie, bisogna attendere una finestra di tre mesi. 


Opzione donna

Per il momento si tratta di una soluzione finanziata fino a fine anno, gli esperti, però, sono convinti che verrà prorogata. Permette alle lavoratrici subordinate di 58 anni si accedere alla pensione con 35 anni di contributi effettivi e alle autonome di lasciare il lavoro a 59 anni. L’assegno previdenziale, però, può subire una decurtazione anche del 40%. 


Pensione per lavoratori precoci

È riservata ai soli lavoratori che una storia contributiva antecedente al 1996 e almeno un anno di lavoro prima di aver compiuto i 19 anni. In questo caso si può accedere alla pensione con 41 anni di contributi e una finestra di tre mesi. Si tratta di una categoria comunque residuale e che si esaurirà progressivamente


Pensione per addetti a mansioni usuranti

Servono almeno 61 anni e 7 mesi di età anagrafica (un anno in più per gli autonomi) e 35 anni di contributi. La condizione per essere riconosciuto come un lavoratore impegnato in mansioni usuranti è necessario aver svolto l’impiego per anni negli ultimi 10 o per metà della vita lavorativa.


Pensione anticipata contributiva

E’ riservata solo a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995. Servono 64 anni di età anagrafica e 20 di contributi effettivi, a patto, però, che l’assegno sia pari ad almeno 2,8 volte quello sociale. Servono, quindi, almeno, 1.288 euro al mese. 

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