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AstraZeneca, chi non deve farlo e le nuove regole: le secondi dosi entro agosto, tutto quello che sappiamo

L’ordinanza del ministero: cambiano anche i richiami. Salvini: «No alle sperimentazioni sulla pelle dei nostri ragazzi»

ROMA. Da oggi AstraZeneca è vietato ai minori di 60 anni. E chi sotto quella soglia di età doveva fare il richiamo con il vaccino di Oxford ora lo farà senza se e senza ma con Pfizer o Moderna, sempre a distanza tra le 8 e le 12 settimane. A questo punto bisognerà vedere se chi aveva già l’appuntamento fissato con AstraZeneca potrà presentarsi ugualmente ricevendo un altro vaccino, oppure se verrà richiamato per riprogrammare il richiamo.

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Dopo oltre due giorni di discussioni e «lo dico io», «no lo dici tu» tra Cts, Aifa e ministero della Salute, alla fine si è arrivati a una soluzione che non lascia più spazi interpretativi alle Regioni, perché come annunciato dallo stesso ministro Speranza sarà lui ora, con una circolare, a trasformare in «una forma perentoria» quella soluzione che il Cts, come spiegato dal suo coordinatore, Franco Locatelli, ha «chiaramente raccomandato» ma non esplicitamente vietato. Del resto per tutta la giornata è stato un susseguirsi di appelli dei governatori, di centrodestra come di centrosinistra, a sollecitare un’indicazione chiara agli esperti del comitato e al ministero. Mentre in seguito alla tragica morte della 18enne Camilla Canepa, ovunque si chiudevano gli Open day aperti ai giovani. Pensati per smaltire le scorte del farmaco anglo-svedese che non ha mai convinto gli anziani, nonostante quei rari casi di trombosi collegati all’abbattimento di piastrine nel sangue siano quasi pari a zero tra chi è più in là negli anni.

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Diversa è invece l’indicazione per il cugino di Vaxevria, il vaccino di Johnson&Johnson, anch’esso a vettore virale, che come ci spiega Speranza continuerà ad essere «raccomandato» agli over 60, così come lo era prima. Una formulazione meno perentoria, che lascia ancora qualche libertà di scelta a chi, dai 59 anni in giù, volesse togliersi il pensiero immunizzandosi con una dose sola.

Alla fine dunque il dado è tratto e indirizza di fatto entrambi i vaccini a vettore adenovirale in un vicolo cieco, che difficilmente non avrà ripercussioni sugli obiettivi del piano vaccinale. Ma la decisione è arrivata alla fine di una giornata segnata dalla polemica politica, con il leader della Lega Salvini che è andato giù duro. «Il pensiero e il rammarico va a Camilla e a coloro che hanno pensato di usare bimbi e ragazzi come laboratori», ha detto a margine della presentazione del candidato sindaco di Roma Enrico Michetti. Un attacco che sa di de profundis del Cts, che se il 31 luglio non verrà confermato lo stato di emergenza verrà con ogni probabilità mandato in pensione dal premier Draghi.

Ma lo schiaffo forse peggiore agli esperti del Comitato lo ha dato il post Facebook con il quale il governatore ligure Giovanni Toti ha reso pubblica una lettera inviata nei giorni scorsi alle Regioni che chiedevano il da farsi sulla somministrazione di AstraZeneca agli under 60 e ai giovani in particolare. «Il Cts non rileva motivi ostativi a che vengano organizzate dalle differenti realtà regionali iniziative, quali i vaccination day, mirate a offrire, in seguito ad adesione o richiesta volontaria, i vaccini a vettore adenovirale a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni», è il testo della missiva datata 12 maggio. Che ribalta un po’ il racconto di questi giorni, che voleva i governatori lanciati nella gara a chi vaccina di più a discapito delle indicazioni degli scienziati.

A spiegare però perché lo stop non sia arrivato prima ci ha pensato Locatelli. Con il suo inconfondibile aplomb il professore ha sottolineato che è il quadro epidemiologico mutato in meglio ad aver cambiato il rapporto rischio beneficio in peggio per AstraZeneca, perché se prima con la maggiore circolazione del virus il rischio di contrarre forme gravi di malattia era maggiore di quello di imbattersi in quelle rarissime forme di trombosi, ora non è più così.

Sulla scelta di utilizzare un vaccino a Rna messaggero per il richiamo di chi aveva fatto prima AstraZeneca è stato ancora Locatelli ad assicurare che «esistono tutti i presupposti per ipotizzare che combinare due tipologie di vaccini non porti alcuno svantaggio, ma anzi qualche vantaggio».

Resta ora da capire che cosa fare di quei 9 milioni e mezzo di dosi di AstraZeneca attese da qui a settembre, più due milioni ferme nei frigo. «Se ci fossero ostacoli al loro utilizzo tra gli anziani potrebbero andare ai paesi Covax», ha ammesso Figliuolo. Così almeno questo pasticciaccio dell’antidoto di Oxford tornerà utile a chi i vaccini fino ad ora li ha visti solo col binocolo. —


 

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