Lo scrittore Emanuele Franz denuncia: “Aggredito per quello che scrivo”

Ha da poco pubblicato il libro intitolato “Io nego“. Pensieri di un filosofo davanti al Covid

MOGGIO UDINESE. Per i libri che scrive è stato aggredito nella pizzeria del suo paese. Un uomo gli ha messo le mani al collo e ha stretto forte, fino quasi a togliergli il respiro. È quello che è capitato allo scrittore, filosofo, attore e poeta di Moggio Udinese Emanuele Franz, 39 anni, nella serata di domenica 13 giugno, come lui stesso racconta anche sui social. “Sono rimasto in osservazione nell’ambulatorio della guardia medica di Moggio fino alle due di notte per un’infiammazione ai muscoli. Non è stata una cosa da poco, mi fa ancora male. Andrò dai carabinieri a formalizzare una denuncia“.

Emanuele Franz ha da poco pubblicato il libro intitolato “Io nego“. Pensieri di un filosofo davanti al Covid”. Si tratta, come spiega lo stesso autore, di “una sorta di critica, ovviamente in chiave filosofica, della gestione dell’emergenza sanitaria”.  

“ È un’analisi antropologica e psicologica - spiega lo scrittore - su come le normative abbiano alterato i costumi e le ritualità della società. Si rileva, in sostanza, come il togliere alcuni aspetti umani, come per esempio gli abbracci o le strette di mano, possa finire per indebolire l’uomo, anziché guarirlo”. Il filosofo di Moggio Udinese riferisce poi che solo poche settimane fa, la sua fotografia con accanto il libro “Io nego“ è stata affissa in una bacheca chiusa con un vetro che si trova in piazza, vicino al municipio. Vicino alla foto c’era la scritta “vergogna”. “Ho dovuto chiamare il sindaco - ricorda ancora Franz - per far rimuovere quel volantino. E lui ha provveduto chiamando a sua volta il presidente di un ente del posto che gestisce la bacheca”.

Poi il filosofo aggiunge: “Sapevo che in paese c’era un po’ di malcontento per questo mio libro, ma che si arrivasse a un’aggressione fisica proprio non me lo aspettavo. Il problema dei piccoli paesi di montagna è che, per la maggior parte della gente,  fare lo scrittore è come perdere tempo e dunque scegliere questo mestiere è un po’ come andare fuori dal seminato.

L’unica cosa che mi sento di dire ai miei compaesani è di non giudicare il libro solamente dal titolo e di ricordare che si tratta di analisi filosofiche e spunti di riflessione, condivisibili o meno. Ma di certo non credevo di non poter neanche andare a mangiare una pizza in pace“.

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