Suonava la fisarmonica nelle strade di Udine durante il lockdown: ora è rinchiuso nel Centro per immigrati

UDINE. Liubomyr Bogoslavets è un musicista ucraino. Ai più dirà poco o nulla. Però a Udine in tanti si ricordano delle sue esibizioni con la fisarmonica nei mesi del lockdown, quando la sua musica riempiva piazze e strade vuote.

Oggi Bogoslavets, 59 anni, si trova rinchiuso nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Gradisca d’Isonzo, nell’attesa di essere rimandato nel suo Paese d’origine.

In pochi mesi la sua vita è cambiata radicalmente, a causa della pandemia e di una serie di leggerezze compiute con il rinnovo dei documenti.

L’uomo, infatti, arrivato in Friuli nel gennaio 2020 per suonare, aveva in tasca un visto di ingresso nei Paesi Schengen della durata di tre mesi.

Il primo lockdown, la poca dimestichezza con la lingua italiana e con la burocrazia l’hanno “intrappolato” in Friuli, senza documenti ma con la convinzione di aver richiesto asilo politico. In realtà quella domanda non risulta, come conferma l’avvocato che si è preso a cuore la vicenda, Alessandro Campi.

Fermato per un controllo, nei suoi confronti è stato emesso un foglio di via, contro cui Campi ha provato a opporsi ma senza successo. Fermato un’altra volta dalle forze dell’ordine, questa volta a Grado, l’obbligo di allontanamento è stato reso esecutivo, e quindi Bogoslavets è finito nel Cpr.

«Ci sono stati dei problemi di natura burocratica che hanno complicato le cose – afferma l’avvocato Campi –. Ora stiamo valutando il da farsi per risolvere la situazione nel miglior modo possibile. Non è facile avere contatti con Liubomyr all’interno del Centro di Gradisca. Vedremo se insistere con la richiesta di asilo politico. Lui in Ucraina non ha nulla e nessuno».

Nei mesi di permanenza in Friuli, il musicista ha trovato ospitalità tra i componenti della comunità ucraina. E quando si trovava a Udine ha saputo farsi voler bene da molte persone.

Una di queste è Stefano Zanini, orafo di via Nazauro Sauro, sconvolto per l’accaduto: «Lo consideravo mio amico, adoravo sentirlo suonare. Si capiva subito che era un professionista. E’ una persona pulita, buona e degna. Non capisco cosa possa essere successo».

A prendere a cuore la vicenda di Bogoslavets è anche la consigliera comunale Sara Rosso, che lancia un appello alla città: «Udine batti un colpo. Se Liubomyr è parte davvero di questa comunità, non ci si può dimenticare così facilmente dei visi e dei volti che incrociamo tutti i giorni.

Oggi è imprigionato in un luogo dove le persone muoiono in condizioni “da accertare” e tentano il suicidio con una frequenza disumana». 

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