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Traffico di rifiuti dalla Cina: tre al vertice della piramide, coinvolti autisti e imprenditori. Ecco chi sono

PORDENONE. Ai vertici dell’organizzazione, dedita al traffico illecito di rifiuti ferrosi (100 mila tonnellate movimentate dal 2013 per più di 150 milioni di euro di fatture false) la guardia di finanza di Pordenone, coordinata dal comandante provinciale Stefano Commentucci, ha individuato tre persone.

Ecco i nomi: Fabrizio Palombi, nato a San Vito al Tagliamento, 42 anni, residente a Lugano e domiciliato a Portogruaro; Roger Donati, nato a San Vito al Tagliamento, 48 anni, residente a Lugano, domiciliato a Portoguaro; Stefano Cossarini, nato a San Vito al Tagliamento, residente a Jesolo, 46 anni.

I primi due erano stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, dopo gli interrogatori di garanzia si trovano ai arresti domiciliari. Cossarini è rimasto ai domiciliari.

Che ruoli avevano? Alle Fiamme gialle risulta che Palombi si sia occupato della gestione amministrativa e contabile delle società italiane del gruppo e dei conti correnti accesi dalla Metal Nordest srl di Concordia Sagittaria (in liquidazione), Femet srl di San Quirino (cessata nel 2019) e Ecomet srl di Santa Lucia di Piave (operativa), nonché della consegna, in alcune occasioni, del contante ai fornitori di merce a nero (o utilizzatori di false fatture).

Gli inquirenti hanno attribuito a Cossarini l’apertura e la gestione di diritto o di fatto delle società di diritto estero che fornivano la copertura documentale per il materiale ferroso, acquistato invece da altri in nero in Italia e poi oggetto di false fatturazioni.

Gli inquirenti contestano inoltre a Cossarini di aver predisposto materialmente la documentazione comunitaria per il trasporto dei rifiuti, di essersi occupato delle movimentazioni dei conti correnti esteri per l’invio del denaro in Cina e di aver recuperato i contanti da soggetti cinesi residenti in Italia, soldi che sarebbero stati poi impiegati nel traffico di rifiuti o restituiti a chi aveva utilizzato le fatture fasulle.

Rottami metallici e finte fatture con bonifici in Cina: frode da 300 milioni a Nordest

Dalle indagini della Finanza emerge che Donati svolgeva la mansione di direttore commerciale, occupandosi della ricerca di rottami metallici in nero, per la successiva rivendita e che consegnava il contante recuperato da Cossarini ai fornitori occulti.

Le Fiamme gialle hanno eseguito altre due misure cautelari nei confronti di Cristiano Altan, 48 anni, nato a Portogruaro e residente a San Vito al Tagliamento (era ai domiciliari, ora ha l’obbligo di firma) e di Guido Masciello, 46 anni, nato a Taranto e domiciliato a San Michele al Tagliamento (ai domiciliari).

Entrambi figuravano come rappresentanti legali dell’azienda in cui lavoravano come semplici operai: Altan era la testa di legno della Femet srl, Masciello era sulla carta al timone della Ecomet srl. Il ruolo di prestanome è stato attribuito anche a Giuseppe Farano, operaio e rappresentante legale della Biotekna doo di Nova Gorica.

Il pm ha indagato i titolari delle ditte che hanno effettuato i trasporti (il bellunese Roberto Pellizzari, 50 anni e il suo impiegato Fabrizio Modolo, 55 anni, di Susegana; Luca Cavaliere di Este, 45 anni, della Verza Pietro spa; il trevigiano Alessandro Basso, 53 anni, Bielle Metalli srl; Alberto Soligon, 41 anni, di Conegliano, della Soligon spa).

Coinvolti nell’inchiesta il presidente del cda della Franciacorta metali srl il bresciano Mauro Guarnieri, 59 anni e il suo dipendente Mario Boglioni e i trevigiani Alessandro De Zan, 63 anni e Matteo De Zan, 27 anni, della Veneta Metalli srl.

Sono indagati pure sei camionisti, incaricati dei trasporti: Rudi Gaiotto, 31 anni, trevigiano; Roberto Vettorel, 46 anni, Lamberto Dal Pos, 55 anni, Valter Giacomin, 57 anni, tutti e tre nati a Conegliano; Andrea Segat, 43 anni, nato a Vittorio Veneto e Antonio Riccio, 28 anni, nato a Napoli.

I due maxisequestri preventivi, diretto e per equivalente, per complessivi 66 milioni di euro, su beni, conti e disponibilità finanziarie, ha interessato a vario titolo dieci indagati (Cossarini, Donati, Palombi, Cavaliere, Soligon, Basso, Guarnieri, i due De Zan, Pellizzari).

Sigilli sugli spazi aziendali e conti correnti della Ecomet, sui beni strumentali di Veneta Metalli a San Fior e della ditta individuale Pellizzari Roberto di Sedico.

Alla fidanzata di Palombi Tania Franzin e alla moglie di Donati Carla Gottardis gli inquirenti hanno contestato invece di essersi prestate a operazioni di riciclaggio, facendo rientrare in Italia, sul proprio conto corrente, i proventi illeciti dei loro compagni e acquistando poi con quel denaro un immobile ciascuna (sequestrati). —

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