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Gli Usa eliminano i dazi, il made in Friuli scommette sul rilancio. Ecco cosa cambia

Resta insoluto il nodo acciaio-alluminio che pesa su alcune nostre aziende. Mareschi Danieli: sinergie con Washington per contrastare l’egemonia cinese

UDINE. L’effetto più che altro è psicologico, ma sicuramente importante. La pace sui dazi tra Stati Uniti e Unione europea, dopo gli attriti dell’era Trump, può dare una spinta al made in Friuli. Perchè è vero che finora solo pochi prodotti regionali erano incappati nella tagliola delle tasse doganali, ma in ogni caso questa evenienza, adesso, viene scongiurata.

Non ci sono pericoli all’orizzonte, tanto per intenderci, nè per il vino, che comunque sconta già alcune tasse sanitarie in diversi Stati degli Usa, nè per il crudo di San Daniele, per i salumi, per i mobili e altri beni che oltreoceano vanno per la maggiore. Libero dai dazi, da oggi, anche l’amaro (il più noto quello a marchio Nonino) che dall’ottobre 2019 aveva un aggravio del 25%, come molti altri tipi di liquori. Resta solo un nodo, quello rappresentato da acciaio e metalli, per il quale si aprirà un tavolo specifico per eliminare la tassazione aggiuntiva.



Quanto vale l’export in Usa

Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine su dati Istat, nonostante la crisi senza precedenti dovuta alla pandemia che ha determinato un importante calo delle vendite di navi e imbarcazioni, prima voce delle esportazioni regionali verso gli Usa (-12,8%, da 1.613 a 1.407 milioni di euro), gli Stati Uniti anche nel 2020 si sono confermati il secondo partner commerciale. Complessivamente lo scorso anno le vendite verso gli Stati Uniti, rispetto al 2019, sono scese dell’8%, da 2.524 a 2.322 milioni di euro. Senza il comparto delle navi e imbarcazioni le vendite sono rimaste stabili (+0,4%, da 911 a 915 milioni di euro). Nel primo trimestre 2021, a seguito del temporaneo azzeramento nella contabilizzazione delle vendite di navi e imbarcazioni, le esportazioni regionali sono diminuite del 62,9%.

Senza tale comparto risultano, viceversa, in crescita del +16,2%, da 204 a 237 milioni di euro, portandosi al di sopra del valore dei primi tre mesi del 2019 (229 milioni di euro). Risultano aumentate le esportazioni di prodotti in metallo (+12,1%) e di mobili (+104,3%), mentre erano calate quelle di macchinari (-19,9%). In Provincia di Udine l’export verso il Paese nordamericano è calato del -5,4% nel 2020 e dell’8,1% nel primo trimestre 2021. Gli Usa nel 2020 erano il secondo partner dopo la Germania.

Le reazioni

Un passo importante, secondo la presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli. «Il nostro export in Usa è abbastanza poco, 900 milioni di euro in un anno, senza la cantieristica, non è una cifra così alta. Con la sospensione dei dazi certo in peggio non andremo, adesso ci saranno tutta una serie di prodotti come design, moda, cosmetica, alimentari e bevande che non avranno più il sovraprezzo. Per alluminio e acciaio i dazi restano, era un tema che non si poteva risolvere in un pomeriggio, ma c’è un tavolo di lavoro che dovrà portare dei risultati.

La pace con gli Usa si spera sia anche un primo passo verso nuove sinergie per contrastare l’egemonia di Paesi che non si basano su prassi di mercato. L’Europa potrebbe essere rafforzata, le due sponde dell’Atlantico saranno più vicine. I prodotti di altissima qualità del made in Italy e del made in Friuli non avrebbero comunque risentito dei dazi perchè vengono comperati lo stesso anche se costano di più. Invece i beni di largo consumo potevano risentirne». Il vice presidente vicario di Confindustria Udine Cristian Vida spiega che «La qualità dei prodotti esportati ha retto anche l’impatto dei dazi. Il nuovo corso di Biden è eccezionale, c’è una ritrovata visione comune e ci sarà maggiore attenzione verso la Cina. Ora c’è una forte possibilità di aumentare il nostro export». 

Il vino

Se da una parte i vignaioli friulani e giuliani tireranno un bel sospiro di sollievo, perchè non dovranno stare sulle spine ogni sei mesi per sapere se i loro prodotti saranno venduti a prezzi maggiorati a causa dei dazi, dall’altra dovranno affrontare la rinnovata concorrenza dei cugini francesi. Sì perchè se il costo di una buona bottiglia di Jermann, Kante, Gigante o di Felluga resterà invariato, non così sarà per gli Chateaux o gli Chablis d’oltralpe, che si vedranno sgravati dalle tasse aggiuntive del 25% introdotte dall’ex inquilino della Casa Bianca Trump e quindi potranno essere più competitivi, al ristorante o in enoteca. Festeggiano senza se e senza ma, invece, i distillatori friulani che nell’ultima tornata di dazi, dell’ottobre 2019, erano stati colpiti. Nella black-list dei prodotti che si videro applicata una tariffa doganale del 25% c’erano infatti anche i liquori, categoria in cui rientra a pieno titolo l’Amaro Nonino, unico bene made in Friuli che ha fatto le spese del braccio di ferro commerciale tra Usa ed Europa.

Il prosciutto di San Daniele

Il prosciutto crudo di San Daniele è uno dei più conosciuti prodotti friulani negli Stati Uniti. Il Consorzio che raggruppa i principali imprenditori del settore è presente da anni oltreoceano e via via ha incrementato la propria quota di mercato. Tanto che oggi, secondo gli ultimi dati forniti dal Consorzio, l’export negli Usa pesa il 17% del totale, secondo mercato dopo la Francia, con circa 800 mila chilogrammi, vale a dire circa 100 mila prosciutti, per un fatturato complesivo che raggiunge 11,3 milioni di euro, cioè un quarto esatto del valore delle esportazioni di beni alimentari negli States. La pace commerciale tra Usa e Ue, comunque, cambierà poco per il Consorzio, visto che il San Daniele era sempre stato risparmiato dalle restrizioni volute dall’ex presidente Donald Trump. Nel 2019, prima della pandemia da Covid, l’ultima serie di dazi del 25%, che colpirono parmigiano reggiano, liquori e distillati, ma non il crudo friulano. 

Sedie e arredi di design

Il design dell’arredo friulano vale negli Usa 109 milioni di euro, un po’ in calo rispetto al dato del 2019 (124 milioni), ma appunto il 2020 è stato condizionato pesantemente dal Covid, in entrambe le sponde dell’Atlantico. Un dato comunque importante, quello delle vendite negli Stati Uniti, che riguarda sia il distretto di Brugnera che il triangolo della sedia del Manzanese. I dazi non hanno colpito il settore, adesso si tratterà di impostare la ripartenza per recuperare i ricavi pre pandemia. Un’occasione di rilancio in grande stile potrebbe essere l’edizione autunnale del Salone del Mobile di Milano, che per quel che riguarda il Nordest, conta oltre 300 espositori solo tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, pari un quinto delle aziende italiane presenti (degli oltre 2.350 che partecipano alla kermesse, circa 800 sono esteri). Insomma proprio dal Salone potrebbe ripartire la conquista degli Stati Uniti.

Le navi da crociera

L’export di navi e imbarcazioni, nel solo 2020, è stato di oltre 1,4 miliardi di euro, cifra che contribuisce per più della metà all’export complessivo del Friuli Venezia Giulia verso gli Stati Uniti, che è pari a 2,3 miliardi di euro. Il principale committente di Fincantieri, infatti, il gruppo Carnival, è americano e ogni consegna di una nave da crociera realizzata a Monfalcone, vale un assegno a tanti zeri. Alla realizzazione delle navi bianche, vero e proprio fiore all’occhiello della nostra manifattura, contribuiscono in larga parte decine di aziende specializzate in arredamento, mobile e impiantistica che operano nel Pordenonese e nella zona del Triangolo della sedia. Quindi ogni volta che si parla dell’export di una nave c’è da considerare l’indotto, per centinaia di milioni di euro, che ricade sul territorio della regione. Fincantieri, come noto, ha pronte altre due maxi navi da consegnare entro pochi mesi e ha un portafoglio ordini che arriva al 2027.

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