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Investimenti in cultura e festival collaudati: ecco quanto costano e il gettito che rientra nelle casse della Regione

Pordenonelegge è fra le maggiori manifestazioni culturali in Friuli Venezia Giulia

UDINE. Di cultura si mangia. La conferma arriva dalla ricerca sugli impatti economici e fiscali degli eventi culturali in Fvg, commissionata dalla Direzione centrale Cultura e Sport della Regione e da Promoturismo a Guido Guerzoni, docente del dipartimento di Analisi istituzionale della Bocconi.

«Per ogni euro di investimento pubblico sugli eventi tornano nelle casse della Regione dai 3 ai 9 euro di gettito, con il ritorno più alto nel caso di Pordenonelegge. Un impatto al quale vanno aggiunti gli effetti gratuiti sulla promozione del territorio»: così l’assessore Tiziana Gibelli dopo la relazione del professor Guerzoni in V Commissione.

Scopo dell’analisi, che è stata condotta su 16 festival (2 culturali, 8 musicali, 1 performativo e 5 cinematografici) esistenti da almeno dieci anni, anche valutare l’impatto del Covid sulla partecipazione e sulla spesa del pubblico.

Ma i risultati emersi per il momento riguardano solo 7 eventi (Carniarmonie, No Borders, Grado Jazz, Sexto N’plugged, Mittelfest, Pordenonelegge, Vicino/Lontano). Oltre al dato sul gettito fiscale, dalla comparazione dei risultati 2019 e 2020 emerge anche un forte impatto del Covid sulla spesa, calata del 70%.

La scoperta dell’acqua calda? «Non è così – replica Gibelli – perché è la prima volta che questo tipo di indagine viene condotta, ci ha detto Guerzoni, su una Regione con capacità impositiva diretta.

Il dato sul gettito fiscale aggiunge sicuramente molto sale ed è un invito a sostenere la cultura, tanto più in una Regione che può contare su una commissione di valutazione degli eventi estremamente qualificata come la nostra, che si avvale anche degli importanti contributi esterni dell’Ert e dell’Agis Triveneto».

Più nello specifico, dalla ricerca emerge che il pubblico dei festival pre-Covid aveva un’età media prevalente tra i 51 e i 65 anni (38%), proveniva perlopiù dal territorio regionale (65% del campione), ma anche da altre regioni (21%) e il 14% dall’estero (quota che cresce per le rassegne cinematografiche).

Se la maggioranza degli spettatori censiti nel 2019 risiede nelle province dove si tengono gli eventi (52%), c’è anche un numero rilevante di turisti (31%) e di escursionisti (17%) a far lievitare la spesa.

Spesa che, come si diceva, è fortemente calata (-70%) per effetto della pandemia, anche per la riduzione degli arrivi da fuori regione, che naturalmente ha abbattuto gli incassi di hotel, ristoranti e indotto. Se quasi il 70% del turismo culturale si attesa nelle fasce a spesa media (46%) e bassa (23%), il Covid lo scorso anno ha falcidiato i loro arrivi: solo il 16% dei partecipanti agli eventi, infatti, si sono qualificati come turisti.

Una delle poche novità positive portate dalla pandemia è un contributo al rinnovamento del pubblico, che resta fortemente fidelizzato, ma con un incremento dal 25 al 30% della presenza di neofiti alle edizioni 2020.

Passando alla graduatoria degli eventi per spesa generata, prima del Covid spiccava No Borders con 205 euro medi per partecipante, crollati a 64 nel 2020.

Tra i “ricchi”, nel 2019, anche il Mittelfest (157 euro) e Pordenone legge (129), primo però per resa in termini di gettito generato, che nel 2019 è stato pari a 9 volte la spesa. A dirlo il modello software elaborato dalla Bocconi, che verrà presentato nei prossimi giorni. —

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