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Rompe il salvadanaio e con le monete va in Posta per saldare una bolletta: “Ci dispiace, così lei non può pagare”

TURRIACO. Nella casa di Turriaco il salvadanaio si è riempito a sufficienza. Di euro all’interno ce ne sono 90, in monete di taglio diverso, e così Angelo Mascif e la moglie decidono di usarli per saldare una bolletta dell’acqua di 80 euro.

I soldi finiscono sistemati in una busta, accompagnati da un foglietto che indica la cifra e la coppia martedì mattina si presenta all’ufficio postale del paese, sicura di poter effettuare il pagamento.

«Invece ci siamo sentiti dire che non si può pagare con gli spicci, se si supera l’importo di 30 euro – sostiene l’uomo –. Le monete erano da 2 euro, 1 euro, 50 centesimi e di 5 centesimi non ce n’erano quasi per niente.

Al che ho chiesto cosa ne avrei dovuto fare, forse buttarli? Mi è stato detto di andare in banca a cambiarli e poi ritornare».

Nell’istituto bancario presente in paese Mascif non ha però il conto corrente e quindi per avere il cambio delle banconote sostiene che avrebbe dovuto spendere 5 euro di commissione.

«Ho chiesto di parlare con il direttore dell’ufficio e mi è stato detto che non c’era e così ce ne siamo andati», aggiunge l’uomo, che poi è riuscito a convertire gli spiccioli in banconote grazie alla disponibilità del titolare del vicino supermercato.

«A quel punto sono riuscito a saldare la bolletta con i soldi cambiati», conclude. All’esterno dell’ufficio, dove si continua a entrare con numeri contingentati a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, c’erano intanto cinque-sei persone che, stando a Mascif, pure si sarebbero meravigliate della politica “anti spiccioli” di Poste italiane.

Stando a quanto spiega la società a fronte dell’episodio, un certo margine di manovra, però, c’è.

«In riferimento a quanto accaduto nell’ufficio postale di Turriaco, Poste italiane precisa che – afferma in una nota l’area Media relations della società –, come previsto dall’articolo 11 del Regolamento (Ce) N. 974-98 che fissa il limite al potere liberatorio, nessuno è obbligato ad accettare più di 50 monete metalliche in un singolo pagamento, a prescindere dal taglio».

L’azienda sottolinea dunque che, «anche in ottemperanza a disposizione interne, la quantità massima di monete che il cliente può consegnare in pagamento allo sportello degli Uffici postali è di massimo 50 pezzi per operazione, indipendentemente dal taglio delle stesse».

A stabilire il limite è quindi il regolamento comunitario relativo all’introduzione dell’euro e non tanto una direttiva interna dettata dalla necessità di non ingolfare l’operatività degli uffici, già comunque alle prese nel quotidiano con una mole notevole di operazioni e un range di compiti che si sono ampliati con il trascorrere del tempo.

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