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Contagio da “febbre da topo”, colpito un uomo di Cervignano

Si tratta di uno sloveno che si è presentato al pronto soccorso di Gorizia. L’infezione da hantavirus potrebbe essere partita dalla foresta di Tarnova

GORIZIA. Primo caso di contagio da febbre da topo, causata da Hantavirus nella Venezia Giulia. Non è un italiano, ma uno sloveno che abita a qualche chilometri dal confine nella zona di Gorizia, ma lavora per una ditta dell’indotto Fincantieri a Monfalcone e vive a Cervignano. Si tratta di un caso “importato” che comunque si è presentato pochi giorni fa al Pronto soccorso di Gorizia «con chiara sintomatologia legata all’Hantavirus» ed è stato preso in carico e registrato dal Dipartimentro di prevenzione dell’Asugi.

In Slovenia c’è un’esplosione di contagi da “febbre del topo”, è stata superata quota 200 e sta crescendo la paura per infezione da “Hantavirus”: questo il nome del patogeno che da sintomi molto simili a quelli del Covid, che si rischia di contrarre anche andando a fare una passeggiata o una scampagnata nelle zone di confine, in particolare nella foresta di Tarnova.

E ora l’ondata rischia di travolgere tutte le zone limitrofe con possibili nuovi contagi. Non c’è il passaggio da uomo a uomo, ci si infetta solo inalando o toccando secrezioni di topi e roditori (saliva o escrementi), ma il rischio sta diventando molto alto. Asugi è informata e a breve invierà un allerta pure ai medici di base perchè non sottovalutino la situazione e i sintomi.

Perchè è in corso un’invasione di topi e arvicole (piccoli roditori di campagna) mai vista in tutta la zona di montagna. Dalla Carnia al Tarvisiano, dalla Carinzia in Austria alla Slovenia, sino in Croazia. Non siamo ai livelli dell’Australia, dove le invasioni dei topi è drammatica, ma la situazione nella zona orientale sta diventando preoccupante. Basta fare un giro per i boschi per rendersi conto della dimensione dell’invasione.

Nell’area dei tre confini (Dreilandereck) tra Kranjska Gora, Tarvisio e Arnoldstein durante la discesa per uno dei sentieri (uno fra tutti il Serpentinenweg, in due ore ti porta dalla sommità del Monte Forno a Seltschack a pochi passi da Arnoldstein) la zona a monte del sentiero è tappezzata di tane con i topi che, in maniera sfacciata, sporgono la testa per guardare chi passa e lungo il sentiero, ed è un continuo attraversamento di topi di tutte le dimensioni che ti tagliano la strada quando passi. Una cosa impressionante, era da anni che non si assisteva a un simile fenomeno.

La spiegazione di una simile invasione c’è e secondo diversi naturalisti ed esperti è chiara: i presupposti per l’aumento della popolazione dei topi c’erano già nel 2020. C’è stata infatti una enorme produzione stagionale di ghiande nelle quercete, ma anche di frutti del faggio (le faggiole) e questo ha portato a una sovrabbondanza di cibo per la specie.

Contrariamente a quanto si creda inoltre la presenza di tanta neve (un inverno eccezionale il 2020-2021) sui monti, con una coltre abbondante, ha favorito la possibilità per topi e roditori (che non dimentichiamo si riproducono tutto l’anno), di nascondersi sotto la neve, come sotto una coperta gigante, protetti dalle rigide temperature. In questi ultimi anni inoltre, ed è il quarto fattore scatenante, sulle montagne c’è stata una diminuzione dei predatori come i rapaci, i ricci e i serpenti: non trovando questi antagonisti la popolazione dei topi è letteralmente esplosa.

Sembra che ci vorranno dei mesi perchè la situazione si riequilibri, nel frattempo qualche segno positivo c’è: in Carinzia c’è un aumento degli avvistamenti di rapaci (falchi e aquile), inoltre sono ormai giornaliere le notizie sull’aumento dei serpenti con avvistamenti in tutte le zone.

Per quanto riguarda l’Italia le situazioni critiche riguardano tutto l’arco alpino, dalla Carnia iniziando da Villa Santina, sino alla Valcanale, Val Resia fino al Tarvisiano verso la Slovenia e e la zona della Carinzia a ridosso dei confini. 

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