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Infarto durante le visite, medico salvato dai colleghi: «È un inno alla vita, abbiamo resuscitato una persona»

UDINE. Stava visitando i pazienti ricoverati nel suo reparto, in un giorno come tanti di fine primavera. All’improvviso si è sentito male: un malore, che l’ha fatto cadere a terra esanime. Arresto cardiaco, causato – lo confermeranno gli esami – dall’occlusione della coronaria sinistra. Il medico protagonista dell’episodio, che risale a un mese fa, è sopravvissuto. Salvato dalla prontezza dei colleghi che lo hanno assistito, praticandogli prima il massaggio cardiaco, poi intubandolo (a farlo direttamente i responsabili del vicino reparto di Rianimazione, Amato De Monte e Flavio Bassi) e ventilandolo manualmente, prima del trapianto che lo ha sottratto alla morte. «È un inno alla vita. Di fatto abbiamo resuscitato una persona», certifica il professor Ugolino Livi, direttore della Cardiochirurgia dell’ospedale. Il medico, che ha riacquistato conoscenza a una settimana dal malore, è stato dimesso nella giornata di giovedì, dopo un mese di ricovero.

«Al giorno d’oggi riusciamo a salvare, non sempre ma spesso, anche chi è in condizioni estremamente disperate: bisogna dare merito a un sistema che funziona, ai tanti che hanno contribuito a questo risultato», indica Livi, che pure è stato tra i primi a essere interpellato.


I professionisti della Cardiochirurgia hanno predisposto per il medico colto da infarto un’assistenza circolatoria veno-arteriosa con Ecmo, in modo da vicariare le funzioni cardiorespiratorie del paziente e garantirne la sopravvivenza: nell’emergenza è stata allestita rapidamente una sala operatoria in una normale stanza di degenza di reparto, facendo confluire personale medico e infermieristico con tutta la tecnologia sanitaria necessaria

Stabilizzato il quadro emodinamico e ventilatorio, il dottore è stato trasferito in Cardiologia interventistica, dove è stato aperto con angioplastica il tronco comune della coronaria sinistra, che risultava occluso e che aveva causato un infarto massivo. Nonostante la riapertura del vaso, il ventricolo sinistro è rimasto sostanzialmente fermo, non fornendo alcun segno di recupero funzionale. Dopo aver stabilizzato la circolazione del paziente (attraverso un dispositivo costituito da un catetere con all’estremità una turbina miniaturizzata), l’equipe del professor Livi ha deciso di candidare il medico a un trapianto urgente: dopo sei giorni si è prospettata possibilità di un organo compatibile proveniente da un giovane donatore di Catania, assegnato in prima istanza a Siena, che ha poi rinunciato. Per trasferire l’organo si è così fatto ricorso a una macchina particolare chiamata Ocs (Organ Care System), che permette il trasporto dell’organo in forma battente: il cuore, una volta prelevato, viene inserito all’interno di un dispositivo robotico munito di pompa che fa ricircolare il sangue prelevato dal donatore.

Il decorso è stato regolare e il medico è riuscito in pochi giorni a riguadagnare l’autonomia nelle funzioni vitali e nei movimenti. «Sono questi gli esempi che esaltano l’operatività di un approccio terapeutico dimostrandosi fattibile, efficiente ed efficace e che al motto “ mai dire mai” permettono di considerare possibile anche ciò che all’apparenza può sembrare impossibile, allorché si tratta di salvare una vita umana», conclude Livi.

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