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La guerra del Tocai, l'assessore Zannier e Shaurli frenano: «Tornare indietro dopo 12 anni? Utopia»

UDINE. Si raffredda in sole 24 ore la possibilità di riaprire la battaglia per il nome Tocai. La rotta a livello di Regione infatti si è già invertita.

L’annuncio di Zanin

Era stato il presidente del consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, a ventilare l’ipotesi di riapertura del dossier dopo la sconfitta legale con l’Ungheria. Dal 2007, infatti, in Fvg il vitigno ha assunto la denominazione di Friulano proprio per evitare contenziosi con i magiari. «Il Tocai friulano fa parte della nostra storia e della nostra cultura, e anche se al termine della disputa legale sono arrivati dei fondi compensativi per la promozione del nuovo nome del vitigno, io dico che la storia e la tradizione non si comprano con il denaro» aveva incalzato Zanin alla presentazione della Festa del vino di Bertiolo.

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La frenata di Zannier
A raffreddare gli animi di chi, in Friuli, è ancora scottato dallo “scippo” dell’Ungheria al Friuli, però, ci ha pensato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier. «Dopo oltre 12 anni dall’ultima pronuncia giuridica in merito è perlomeno utopistico pensare di poter tornare a usare la dicitura “Tocai” per quello che ormai in tutto il mondo è chiamato “Friulano”. La Regione – taglia corto l’esponente della Giunta Fedriga – ha combattuto strenuamente per tutelare la denominazione Tocai ma quella sfida, purtroppo persa, appartiene al passato. Dobbiamo guardare al futuro e promuovere al meglio gli attuali prodotti regionali e non dar vita a battaglie di retroguardia». Insomma, la boutade di Zanin pare non trovare sponda in Zannier, che ha anzi rimarcato come «al momento la Regione non ha alcuna evidenza dell’individuazione di nuovi elementi che potrebbero far ipotizzare una riapertura della questione, ma se altri ne hanno da parte dell’Ue dovrebbero segnalarle formalmente di modo da consentire di verificare la loro fondatezza per distinguere sentieri legalmente e istituzionalmente percorribili da illazioni e chiacchiere da bar».

Dieci milioni per il Friulano
Un altro freno è quello dato dalla giurisprudenza, poiché «sia gli organi di giustizia dell’Unione europea, sia la Corte costituzionale, si sono espresse in maniera molto chiara rispettivamente a favore dell’Ungheria e del suo Tokaji e sull’impossibilità per la Regione di legiferare in una materia che ha riflessi sul commercio internazionale e comunitario – ha precisato l’assessore – e, ormai da anni, tutte le aziende vitivinicole del Friuli Venezia Giulia hanno investito risorse e promosso attraverso le etichette delle loro bottiglie il “Friulano”. Per ridurre il disagio economico causato dal cambio di denominazione sono stati investiti per la promozione del “Friulano” oltre 10 milioni di euro, 8 dei quali di provenienza statale e 2 regionali», ha concluso Zannier. Insomma, rispolverare un’antica battaglia non avrebbe molto senso né sotto il profilo legale, né tanto meno da quello pratico, perché il marchio “Friulano” è ormai riconoscibile e radicato sul mercato.

L’export tra i peggiori in Italia
Forti dubbi li nutre Cristiano Shaurli, segretario regionale del Pd ed ex assessore regionale all’Agricoltura. «Ogni sei mesi qualcuno riapre la “battaglia” del Tocai. Dato che oggi lo fa il presidente del Consiglio regionale, non voglio pensare che anche questa volta sia solo ricerca di visibilità. Prima di prendere la rincorsa, è bene chiarire a tutti, a partire dai produttori, se ci sono novità reali su cui puntare». «E allora – continua il dem – prima di incitare a riprenderci la dignità e magari poi farci deridere dal mondo, prima di far nascere speranze in viticoltori e consorzi, Zanin dica se tecnicamente ci sono novità vere e concrete. Le metta sul tavolo, magari con la condivisione dell’assessore all’agricoltura e del Ministro in questo momento nostro corregionale. Piuttosto – conclude il consigliere dem Shaurli – lavoriamo seriamente sulla promozione internazionale dei nostri vini, sui nostri Consorzi, sulla qualità e sulla sostenibilità ambientale della nostra viticoltura. Perché, nonostante la grande trovata di “Io sono Fvg”, i dati dell’Osservatorio di Nomisma sul mercato del vino fanno segnare per l’export vinicolo regionale fra i peggiori dati italiani».

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