Petizione e flash mob per il fisarmonicista che suonava in centro a Udine

Sabato la manifestazione a favore dell’ucraino Liubomyr Bogoslavets rinchiuso al Cpr di Gradisca


UDINE. Parte la mobilitazione a sostegno del musicista ucraino cinquantanovenne Liubomyr Bogoslavets, noto per le sue esibizioni in città con la fisarmonica. Attualmente è nel Centro per il rimpatrio (Cpr) di Gradisca d’Isonzo, in attesa di essere rimandato nel suo Paese d’origine.

Tre le iniziative, coordinate dall’associazione Oikos: una petizione online, un video sui social e anche un flash mob musicale, promosso per domani, alle 17, in piazza Matteotti. I partecipanti, musicisti e non, suoneranno “This Land is your Land” di Woody Guthrie, ognuno con il proprio strumento. Saranno forniti testi e accordi della canzone. Inoltre, i cittadini che intendono manifestare il proprio dissenso per quanto accaduto a Bogoslavets possono inviare un video con un nastro adesivo bianco sulla bocca e la scritta “No Cpr”.

Il video potrà essere caricato sui social con l’hashtag #LiubomyrBogoslavetsLibero #NoCpr. «La petizione online – spiega la consigliera comunale Sara Rosso – serve a sostenere Liubomyr, ma chiediamo anche la modifica della legge sui Cpr affinché tutte le strutture siano dismesse e chiuse (il link per la petizione è http://chng.it/V2QNZcz-My). Il Cpr di Gradisca non è un luogo dove Liubomyr, che è diventato parte integrante della città e che non rappresenta alcun pericolo per l’ordine pubblico, deve stare, così come tutti gli altri ospiti in quanto detenuti».

Il presidente di Oikos, Giovanni Tonutti, aggiunge: «Quel Cpr è peggio di un carcere. Secondo il diritto internazionale queste strutture dovrebbero essere chiuse. Chi viene portato al Cpr, è bene sottolinearlo con forza, non è certo un delinquente, ma una persona che ha avuto problemi di ordine amministrativo e burocratico».

Il cinquantanovenne ucraino era arrivato in Friuli a gennaio 2020 per suonare. In tasca aveva un visto d’ingresso nei Paesi Schengen della durata di tre mesi. Il primo lockdown, la poca dimestichezza con la lingua italiana e con la burocrazia l’hanno bloccato in Friuli, senza documenti ma convinto di aver richiesto asilo politico. Quella domanda, ricorda l’avvocato Alessandro Campi, che rappresenta Bogoslavets, non risulta.

Fermato per un controllo, nei suoi confronti è stato emesso un foglio di via, contro cui il legale ha provato a opporsi senza successo. Recentemente Bogoslavets è stato nuovamente fermato, questa volta a Grado, mentre suonava e l’obbligo di allontanamento è stato reso esecutivo. Il musicista è stato trasferito al Cpr. «Spero di incontrare già domani (oggi per chi legge) il mio assistito per trovare una soluzione – le parole del legale –. Mi auguro di poter interloquire con gli organi competenti per risolvere la questione, particolarmente delicata. Liubomyr, con il quale ho parlato al telefono, è dispiaciuto e cerca di farsi forza. Mi ha ribadito che in questo momento nel suo Paese non ha nulla e, se rimpatriato, non saprebbe davvero dove andare».

Anche l’associazione culturale udinese Ucraina-Friuli, alla guida di Viktoria Skyba, si è presa a cuore il “caso”. «Ci stiamo muovendo – spiega il socio Fabio Galimberti – per valutare tutte le eventuali possibilità di un intervento diretto tramite l’Ambasciata ucraina a Roma.

Avevamo suggerito, come interlocutore, il Ministero dell’Interno ma ovviamente sarà la stessa Ambasciata a valutare il percorso più idoneo che dovrà essere seguito. Nei prossimi giorni vedremo come si evolverà la situazione. Nei prossimi giorni contatteremo anche l’avvocato Campi in modo da coordinarci per affrontare assieme questo problema». 


 

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