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Morto a sei giorni dall’incidente l’ex titolare del bar “Da Irvana”

Aveva 62 anni. Lunedì 14 giugno era uscito di strada a Reana. Il ricordo della compagna

UDINE. La parola buona che aveva per tutti. Quel saper prendere la vita nel modo giusto, con un sorriso. Senza abbattersi mai, ma trovando sempre una soluzione ai problemi. Ha lottato per sei giorni in ospedale dopo l’incidente in cui era rimasto coinvolto lunedì a Ribis di Reana del Rojale Guido Dri, 62 anni, di Udine.

La sua Fiat Panda era finita fuori strada e lui era stato trovato privo di sensi dai soccorritori che lo avevano poi rianimato. Sabato sera il suo cuore ha cessato di battere. «Non si è mai ripreso, tutti noi abbiamo sperato fino alla fine ma purtroppo Guido non ce l’ha fatta – racconta Elisabetta, Betta per tutti, Mazzoni, sua compagna da cinque anni –. Era una persona semplicemente fantastica, non era mai triste, lo amava il mondo intero. Era pieno di amici e di persone che gli volevano bene e che apprezzavano quella tenacia e quella forza di volontà che da sempre lo avevano animato».


Guido fino al 2002 era stato il gestore del bar con tavola calda “Da Irvana” in via Colugna aperto nel 1982 dai genitori, il papà Silvano e la mamma Irvana. Nell’arco di poco tempo era diventato – con la sua atmosfera familiare, semplice e accogliente – un vero punto di riferimento e un luogo di ritrovo non solo per il quartiere vicino all’ospedale ma per tutta la città: a pranzo, infatti, difficilmente si riusciva a trovare un posto libero.

Dri, dopo aver affrontato e superato alcuni problemi giudiziari, si era lasciato alle spalle la gestione del bar e si era dedicato ad altri lavori. Attualmente era impegnato come addetto al controllo dei contatori per un’azienda del posto. Per anni, inoltre, aveva gestito il Club del tennis del Dopolavoro ferroviario in via Gallo, attività a cui si dedicava con molto entusiasmo.

Lunedì aveva appena finito di lavorare e si trovava a Ribis per un impegno personale. «L’avevo sentito un quarto d’ora prima al telefono – racconta Elisabetta –, l’ho salutato e gli ho detto che ci saremmo sentiti più tardi e poi è accaduto l’incidente. Aveva un modo di fare unico, sapeva prendere le varie situazioni con la giusta ironia. Mi chiedeva sempre se lo amavo e io per scherzo gli rispondevo no. E allora ci siamo fatti lo stesso tatuaggio con scritto “Ma mi ami?No” e questo per spiegare come sapeva affrontare la vita sempre nel modo giusto».

La data dei funerali di Dri, che lascia i figli Stefano, Michele e Andrea, deve ancora essere stabilita. 




 

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