Il dentista e il dipendente Inps che scelgono di farsi diaconi

Domenica 20 giugno la cerimonia in cattedrale presieduta dall’arcivescovo Mazzocato. Entrambi sposati e con figli hanno condiviso il percorso con le mogli

UDINE. Sono entrambi sposati e padri, uno dei due è diventato addirittura nonno. E ieri sono stati ordinati diaconi. A presiedere le celebrazioni in cattedrale è stato l’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato che ha «trasmesso il dono dello Spirito» a Guglielmo Cocco e Paolo Comelli. Due mariti che hanno deciso di rispondere «alla chiamata del Signore» portando avanti un percorso condiviso prima di tutto con le proprie mogli (rispettivamente Flavia e Annalisa) che non a caso sono state tra le prime a essere ringraziate nel breve discorso che hanno rivolto ai fedeli al termine del rito.

Il primo, dentista in pensione di 59 anni, oltre a essere sposato è anche nonno. «Ho due nipotine - ha raccontato Guglielmo Cocco - e nel mio caso la vocazione è maturata nei tanti anni di cammino neocatecumenale che ho portato avanti e si è manifestata più chiaramente quando la malattia del nostro parroco di San Pio X mi ha portato a partecipare più attivamente alla vita parrocchiale. È stato un percorso lungo sbocciato anche grazie al contatto con il vescovo che mi ha aiutato a svelare questa vocazione. Adesso con il diaconato abbiamo assunto una dimensione nuova. È un ministero che mette in luce la dimensione comunitaria e partecipativa della vita cristiana». Dopo le celebrazioni sia Guglielmo che Paolo hanno festeggiato l’ordinazione con parenti e amici, nel rispetto delle norme anti-Covid, proprio a San Pio X dove - sottolinea Cocco - «c’è una grande comunità, una rigogliosa foresta di cui continuo a fare parte».


Per Paolo Comelli la chiamata si è manifestata guardando un video di San Francesco: «Era il 2012 e stavo facendo catechismo ai ragazzi, sono rimasto folgorato dall’esempio del Santo e ho maturato la consapevolezza di essere figlio di Dio e che tutti coloro i quali mi stanno accanto sono miei fratelli». Dipendente dell’Inps, Comelli ha cinquant’anni e tre figlie. «L’ultima era piccola quando ho sentito la chiamata così ho preferito aspettare per fare questo passo anche perché sono convinto che prima di tutto il ministero vada esercitato all’interno delle mura familiari. Quando ho deciso di fare “outing”, mia moglie Annalisa mi ha subito sostenuto, è così ho portato avanti questo cammino che è stato impegnativo, tra studi teologici e l’impegno pastorale, ma anche ricco di soddisfazioni. Da tre anni non faccio più servizio a Godia perché sono stato trasferito nella parrocchia di Paderno che ha una comunità molto più numerosa». Nell’arcidiocesi di Udine adesso ci sono 32 diaconi permanenti che non possono presiedere l’Eucaristia, ma possono amministrare il battesimo, distribuire la comunione, benedire il matrimonio cristiano, proclamare il Vangelo e predicare oltre che presiedere le esequie. 
 

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