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Sempre più furti di fitofarmaci nelle campagne del Friuli, la merce rara che vale oro e viene rivenduta all’Est

La vendita dei prodotti a uso agricolo è subordinata al possesso di un patentino. Dall’uso abusivo alla destinazione verso Paesi in cui la sostanza ha costi più alti

CODROIPO. Sono l’ultima “moda”, la nuova frontiera del furto: i fitofarmaci figurano ormai a pieno titolo nel carnet dei beni ambiti dai ladri, che in questo periodo ne hanno dato ripetutamente prova soprattutto nel territorio del Medio Friuli, spaziando da Basiliano a Pasian di Prato, da Rivignano a Castions di Strada fino a Villa Vicentina.

E talmente inusuale è la preda che viene spontaneo chiedersi quale sia la ragione, quali strade prendano dopo il furto tali prodotti così di nicchia – a uso agricolo – la cui vendita non è libera, ma subordinata al possesso di un apposito patentino rilasciato dall’Ersa.


«Una necessità – motiva al riguardo il comandante del Corpo di polizia municipale della Comunità del Friuli orientale, Fabiano Gallizia –, trattandosi di sostanze pericolose, con più classi di rischio. L’acquisto di fitofarmaci può avvenire solo se la persona interessata esibisce al venditore lo specifico patentino in corso di validità».

La razzia patita dal settore, fa dunque intendere il comandante, potrebbe forse essere ricondotta (almeno in parte) a un uso abusivo della merce: una sorta di scorciatoia in spregio alle regole, insomma. È però un dato di fatto, osservano dalla Coldiretti di Udine, che la diffusione dei patentini sul territorio regionale è alta, ragione che spingerebbe a prediligere altre ipotesi.
 

«Certo – riconosce un’esperta dell’associazione –, il conseguimento del patentino, rilasciato dopo la frequentazione di un corso e il superamento di un esame conclusivo, non è cosa banale.

Serve impegno, in altre parole, per ottenere la certificazione, che ha una validità di 5 anni e che alla scadenza va rinnovata, nella logica di un costante percorso di formazione legato alla continua evoluzione dei prodotti. In ogni caso, sul nostro territorio i patentini sono davvero tanti», ribadisce, facendo capire che alla base dei furti di fitofarmaci c’è probabilmente dell’altro ed esprimendo infine un parere sulla destinazione della refurtiva: «Probabilmente prende la via dell’estero, o al limite di zone d’Italia in cui, magari, la professionalità e scrupolosità degli imprenditori agricoli non sono pari a quelle dei nostri».

Una lettura di sintesi arriva dal dottor Francesco Degano, in forza al Consorzio tutela vini Friuli colli orientali e Ramandolo, che non ha dubbi sulla motivazione di carattere economico: «I fitofarmaci – spiega – si usano in percentuali sempre minori, essendo maggiore la loro concentrazione. I prezzi sono saliti di conseguenza».

Basta così qualche chilo rubato (e il trasporto non è certo un problema) per ottenere alcune migliaia di euro. Sulla meta della refurtiva, plausibile – condivide l’esperto – la pista estera: «Nei Paesi dell’Est i costi sono meno sostenibili che da noi». Verosimile dunque l’interesse a un’acquisizione illegale del prodotto. 


 

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