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Invasione di topi anche nelle Valli del Natisone, i sindaci della zona: sono così tanti che la derattizzazione non funziona

Non si è salvata dalle incursioni la sede degli alpini: dopo aver rosicchiato i tappi di due damigiane, i topini ci si sono infilati, trovando una morte alcolica

PULFERO. Sono migliaia e spuntano ovunque, guizzando sulle strade, attraversando i giardini, infilandosi nelle cucine e nelle cantine: un’invasione di topolini, appartenenti alla specie Arvicola rossastra – ma il colore del manto tende spesso al giallo scuro –, sta mettendo a dura prova i nervi degli abitanti di tutti i centri della fascia confinaria con la Slovenia, dalle Valli del Natisone a quelle del Torre, partendo da Savogna, passando per Pulfero e arrivando fino a Lusevera e a Taipana.


Scene da pifferaio magico, insomma, e la musica è la stessa dappertutto, nell’area flagellata dal problema: «L’intera cintura pedemontana sta facendo i conti con questa incredibile situazione», dichiara il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa, sconsolato di fronte all’assoluta inefficacia dei rimedi finora tentati.


«La campagna di disinfestazione è in corso da tempo, esche sono state sparse in ogni dove, ma i risultati sono praticamente inesistenti», racconta, spiegando che la sgradita e massiva presenza – sviluppatasi lungo la fascia confinaria – è il frutto di una combinata di fattori ambientali e climatici.

«In quest’annata – spiega Melissa – le conifere e i faggi stanno fruttificando in grande abbondanza dopo un inverno particolarmente nevoso: i topolini trovano nutrimento a volontà, circostanza che favorisce l’ulteriore sviluppo di una specie già di per sé estremamente prolifica. Morale: sono così tanti che la derattizzazione si sta rivelando più che un’impresa».

Anche l’inusuale quantità di neve ha giocato un ruolo determinante, fungendo in qualche modo da “coperta” per gli animaletti, che non vanno in letargo e che scavando tunnel nel manto bianco sono riusciti a proteggersi dal freddo molto più di quanto fosse avvenuto negli anni precedenti.

«Ci siamo confrontati sul punto, fra sindaci, anche in una recente riunione della Comunità di montagna – aggiunge Melissa – e il quadro che ne è emerso è univoco».

E al di là del fattore spavento, raccapriccio o fastidio, a seconda degli approcci, c’è anche il timore legato al fatto che le bestiole possono rivelarsi vettori della cosiddetta “febbre da topo”: in Slovenia i casi accertati sono ormai parecchi.

La panoramica delineata dal primo cittadino di Pulfero trova puntale riscontro a Taipana («Siamo impegnati a tutto campo nella derattizzazione, ma per ora senza esiti soddisfacenti», commenta il sindaco Alan Cecutti) e a Lusevera: la frazione di Musi, soprattutto – come precisa il vicesindaco Mauro Pinosa, che parla di fenomeno naturale periodico –, è sotto attacco, tale è la diffusione della specie.

Non si è salvata dalle incursioni la sede degli alpini: dopo aver rosicchiato i tappi di due damigiane, i topini ci si sono infilati, trovando una morte alcolica. 

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