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Mascherine all’aperto, dal 28 giugno addio all’obbligo in zona bianca: tutte le regole

Il parere del Cts. Speranza conferma la data: fine dell’obbligo in zona bianca. Ma in caso di assembramenti sarà necessario indossarla

ROMA. Basta camminate a quasi 40 gradi boccheggiando dentro una chirurgica o una ffp2. Da lunedì 28 giugno, hanno alla fine sentenziato gli scienziati del Cts, almeno all’aperto delle mascherine se ne potrà fare a meno. Data confermata ieri su Facebook dal ministro Speranza, che ha invitato comunque alla prudenza. Mentre i contagi calano a picco e sale la curva dei vaccinati, cade così un obbligo che ha cadenzato la vita degli italiani dall’8 ottobre dello scorso anno, quando dopo un’estate di follie «senza coviddi» i contagi iniziarono a risalire impetuosamente la china, obbligandoci alle passeggiate a volto coperto.

L’indicazione del comitato, con tanto di data così come aveva chiesto Draghi, stanco di tentennamenti, dovrà ora essere tradotta in un provvedimento normativo da parte del ministro Speranza o dal governo, se si deciderà di procedere con lo strumento del decreto legge. Ma il dado ormai è tratto anche se uscendo di casa la mascherina dovremo portarla sempre con noi, perché gli esperti del Cts sono stati chiari: quando non si può rispettare il metro di distanziamento o si creano assembramenti va comunque indossata.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, prima che gli scienziati si riunissero in conclave si era sbilanciato, raccontando di essersi «messaggiato» con il Cts per fissare al 1° luglio lo stop a quello che lui chiama «bavaglio», ma che ancora ieri il direttore malattie infettive del Sacco di Milano, Massimo Galli, ricordava essere «una protezione che ci è stata dannatamente utile» e che sarebbe ora «stupido e irresponsabile demonizzare».

L’ala rigorista

Alla fine comunque il Comitato la passeggiata a volto scoperto l’ha legalizzata ancor prima di quanto avesse sperato il leader del Carroccio, anche se non sono mancate divisioni, tra l’ala rigorista che avrebbe preferito aspettare il 5 luglio prima di decretare la fine dell’obbligo, in modo da capire con il monitoraggio settimanale di venerdì 3 se per caso non fosse il caso di stoppare tutto in caso di ripresa dei contagi causa variante Delta. Che dall’impercettibile 1% rilevato dall’indagine flash dell’Iss tre settimane fa sembra essere lievitata al 26% del virus circolante nel Paese, secondo i numeri della banca dati genomica internazionale Gisaid.

L’ala aperturista
Alla fine ha vinto l’ala aperturista che ha scelto lunedì prossimo perché quel giorno tutta l’Italia, compresa la piccola Valle d’Aosta oggi ancora in giallo, diventerà bianca. E gli esperti del Cts, questo è l’altro importante paletto, hanno «suggerito» che lo stop alle mascherine all’aperto debba valere solo per le regioni nella fascia delle minori restrizioni. Quindi se i contagi dovessero risalire al punto di tingere una regione di giallo o di colori ancora più scuri anche all’aria aperta si dovrà tornare a coprire naso e bocca. Un automatismo a protezione degli eventuali colpi di coda dell’epidemia indotti proprio dalla variante Delta, che ancora non fa vedere nitida la luce fuori dal tunnel.

Intanto però, lasciatoci alle spalle il coprifuoco, con l’addio alle mascherine all’aperto il Paese fa un altro passo verso la normalità. «Con gradualità», ancora ieri indicava Speranza. La stessa che ha ispirato il Cts nel mettere i paletti allo stop alle mascherine. Come spiegato in serata dal portavoce del Cts nonché presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro, l’obbligo resta «nei contesti in cui si creino le condizioni per un assembramento, come mercati, fiere, code fuori da negozi o servizi».

«Le persone dovranno sempre portarla con se – ha specificato- in modo da poterla indossare ogni qual volta si creino tali condizioni». Mentre al chiuso o all’aperto non fa differenza, «è sempre fortemente raccomandato l’uso della mascherina nei soggetti fragili e immunodepressi e a coloro che stanno sempre loro accanto». Così come resta l’obbligo di indossarla «in tutti i mezzi di trasporto pubblico».

Nulla ancora di deciso invece sulla riapertura delle discoteche, le uniche a non avere ancora una data di ripresa delle attività. L’orientamento del Cts è di riaprire le danze solo ai possessori di Green pass ed esclusivamente nei locali all’aperto. «Se non avremo una data al più presto consegneremo le licenze e saremo costretti a comportarci da abusivi», protestano i gestori dei locali della Silb. Quando e se si tornerà in pista lo si saprà al prossimo conclave degli esperti.
 

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