Tasse: ben 9 euro su 10 se li prende lo Stato

Studio della Cgia di Mestre: agli enti periferici solo le briciole del prelievo Negli ultimi 20 anni un giro di vite da 166 miliardi nelle tasche dei contribuenti

UDINE. Quasi 9 euro su 10 di quanto ogni cittadino paga in tasse, imposte, addizionali, finiscono nelle casse dello Stato centrale.

Agli enti locali, che siano Regioni o Comuni, restano le briciole, poco più del 10%. A fronte di un consistente aumento, per questi ultimi, delle materie di competenza. In pratica Regioni e Comuni possono decidere su alcune tematiche, ma i soldi, in ogni caso, li mette Roma. È quanto emerge dall’ultimo studio della Cgia di Mestre.

Le prime 20 imposte

Nonostante contiamo un numero spropositato di tasse, imposte e tributi, le prime 20 voci (per importo prelevato) incidono sul gettito tributario totale per il 93,7 per cento. Solo le prime 3 – Irpef, Iva e Ires – pesano sui contribuenti italiani per un valore complessivo pari a 320,6 miliardi di euro.

Un importo, quest’ultimo, che “copre” il 62 per cento del gettito complessivo. In vista della prossima riforma fiscale, oltre a ridurre il carico in capo a famiglie e imprese, appare sempre più necessario semplificare il quadro generale, tagliando gabelle e balzelli che, per l’erario, spesso costituiscono più un costo che un vantaggio.



Dal 2000 più tasse per 166 miliardi

Negli ultimi 20 anni, in cui si sono succeduti governi di centrodestra e di centrosinistra, le entrate tributarie in Italia sono aumentate di 166 miliardi di euro.

Se nel 2000 l’erario e gli enti locali avevano incassato 350,5 miliardi di euro, nel 2019 il gettito, a prezzi correnti, è salito a 516,6 miliardi. In termini percentuali, la crescita in questo ventennio è stata del 47,4 per cento, 3,5 punti in più rispetto all’aumento registrato sempre nello stesso arco temporale dal Pil nazionale espresso in termini nominali (+44,2 per cento).

L’inflazione, sempre in questo arco temporale, è aumentata del 37 per cento, 10 punti in meno rispetto alla crescita percentuale del gettito.

«Qualcuno - si legge nella nota della Cgia - può affermare con cognizione di causa che con 166 miliardi di entrate in più la nostra macchina pubblica ha funzionato meglio e i contribuenti italiani hanno ricevuto più servizi, oppure questo prelievo aggiuntivo li ha impoveriti, contribuendo a non far crescere il Paese? Noi non abbiamo dubbi; propendiamo senza esitazioni per la seconda ipotesi».

Quarti al mondo per peso fiscale

Ancorché provvisori, gli ultimi dati statistici dell’Oecd, club che racchiude i 37 Paesi più industrializzati al mondo, ci dicono che dopo la Danimarca (46,3 per cento del Pil), la Francia (45,4 per cento), Belgio e Svezia (entrambe al 42,9 per cento), l’Italia è al 4° posto a pari merito con l’Austria (42,4 per cento) per incidenza della pressione fiscale sul Pil.

Se ci confrontiamo con i nostri principali competitor commerciali, solo la Francia sta peggio di noi (i transalpini registrano un carico fiscale complessivo superiore al nostro di 3 punti). La Germania, invece, presenta una pressione fiscale inferiore alla nostra di 3,6, la Spagna di 7,8 e il Regno Unito addirittura di 9,4 punti.

Al di là dell’Atlantico, infine, gli Usa contano quasi 18 lunghezze di peso fiscale inferiore a quello italiano, mentre la media dei Paesi Oecd è inferiore alla nostra di 8,6 punti.

«Ora, se siamo saldamente la settima economia del mondo - dice ancora la Cgia - , questo risultato non lo dobbiamo certo alle performance della nostra Pubblica amministrazione che mediamente funziona poco e male, nemmeno al ruolo delle grandi imprese che nel nostro Paese si contano sulle dita delle mani, ma alle prestazioni delle nostre Pmi. Anche per questo, assieme ai propri lavoratori, meritano una tassazione più giusta, più equa e più leggera».

Le Partite Iva

«Oltre a tagliare le tasse attraverso il federalismo fiscale - conclude l’ufficio studi Cgia - , per il popolo delle partite Iva è necessario eliminare da subito l’attuale sistema degli acconti e dei saldi, consentendo alle aziende di pagare le tasse solo su quanto hanno effettivamente incassato.

Un’operazione trasparenza che consentirebbe di passare da un sistema di prelievo sugli incassi presunti a uno sugli incassi effettivi, eliminando non solo il sistema del saldo e acconto, ma pure la formazione di crediti fiscali e la conseguente attesa, da parte delle aziende, dei rimborsi fiscali che spesso arrivano con ritardi ingiustificabili».

Solidarietà tra regioni

Il Friuli Venezia Giulia, con il sistema odierno, già contribuisce, in fatto di solidarietà nei confronti delle regioni più povere, con circa 2 mila euro per contribuente. Creare una competizione tra i territori avrebbe il senso di avvicinare i centri di spesa ai cittadini, che potrebbero meglio controllare come si spendono i loro soldi. 

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