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Pochi medici di base: già pronti i bandi, sono 44 le aree carenti

L’obiettivo è servire le zone scoperte prima che inizi l’autunno L’appello di vertici aziendali: necessaria la collaborazione dei sindacati 

UDINE. Militano nelle trincee di una battaglia, quella per la salute, che si combatte sul territorio, ma procedono a ranghi ridotti con carenze sempre più vistose. Sono i medici famiglia, sempre meno diffusi sul territorio: 343 quelli impegnati a garantire il servizio di medicina generale per la continuità assistenziale al 31 dicembre dello scorso anno.

Troppo pochi rispetto alle esigenze del territorio, tant’è che l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale ha pubblicato un decreto che individua ben 44 ambiti carenti per l’assistenza primaria. Reperirli in questo momento è tutt’altro che facile.

«La Regione ha emesso un bando – informa il vicepresidente, con delega alla Salute Riccardo Riccardi – un compito non facile vista la scarsità di professionisti disponibili sul territorio e fortemente condizionata dalle regole inserite nell’accordo collettivo. È uno sforzo che tutte le aziende sanitarie stanno compiendo, stiamo cercando di ridurre i tempi per arrivare a colmare le lacune, se possibile, prima dell’autunno».


Entrando nel dettaglio, sono 8 le zone carenti individuate nell’ambito territoriale composto dal comune di Udine, due in quello di Pasian di Prato, una fra Pagnacco e Tavagnacco, una fra Cividale Moimacco Prepotto e Torreano, una a Manzano, come pure fra Attimis, Faedis e Povoletto, fra Cassacco Tricesimo e Reana e fra Tarcento, Lusevera, magnano, Nimis e Taipana e due nelle valli del Natisone. Altre 17 aree carenti sono state individuate nell’area Alto friuli e 9 nella Bassa.

«Stiamo lavorando per individuare i professionisti necessari – annuncia il direttore generale dell’AsuFc attraverso il bando regionale ma è indispensabile che tutte le forze sindacali si facciano parte attiva partecipando ai tavoli per risolvere le carenze, anche per quanto riguarda i medici di continuità assistenziale dovremo rivisitare gli ambiti altrimenti non riusciremo ad assicurare i servizi necessari».

Al momento un fronte che vede impegnata la direzione aziendale è la stesura dell’Atto aziendale problema aziendale sulla base del quale si potranno definire gli assetti di un’Azienda sanitaria che deve evolvere. Resta l’impegno sulla campagna vaccinale, che, pure catalizzano risorse umane e mezzi. «Per spingere sulle vaccinazioni e assicurare maggiori livelli di copertura in questi giorni stiamo spedendo le lettere di sensibilizzazione destinate a tutti gli over 60 della regione che ancora non si vaccinati» aggiunge Riccardi.

E se le vaccinazioni anti Covid aumentano al richiamo delle campagne di sensibilizzazione e del green pass i risultati raggiunti sul fronte della copertura vaccinale resta ancorata sensibilmente al di sotto degli standard. Si attesta al 92,8% la copertura per il ciclo base nei bambini a 24 mesi, così come quella per difterite-tetano, e l’antipolio, mentre scende al 92,7% quella per l’Antiepatite B, per le quali l’obiettivo standard è del 95%. Al di sotto dell’obiettivo standard anche la vaccinazione contro l’influenza nell’anziano (67,2% a fronte di uno standard del 70%).

Un’operazione articolata sul territorio dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale che, con i suoi 4.904,9 km quadrati, rappresenta il 63% del territorio regionale.

Nove i distretti sanitari territoriali nei quali sono raggruppati i 134 comuni con un bacino d’utenza di 507.512 assistiti. Natalità ai minimi termini, i minori da zero a 13 anni sono 52.471, a fronte di 67.627 residenti che ricadono nella fascia anagrafica 65-74 e di 71.824 ultra 74enni. In quest’ottica i volumi di attività sul territorio sono necessariamente consistenti, a partire dalle Rsa, otto quelle a gestione diretta che 244 posti letto nel 2019, scesi a 197 lo scorso anno a causa delle riconversione di parte della struttura di Gemona a Rsc Covid.

Vanno inoltre considerate le due Rsa in convenzione con altri 93 posti letto e i tre hospice con 19 posti letto che sono passate da 387 ammissioni nel 2019 a 416 nel 2020.

In calo, per l’emergenza Covid, anche l’attività dei centri di salute mentale che da 7.033 utenti in carico sono scesi in un anno a 6.783, mentre il Dipartimento delle dipendenze, pur nell’emergenza, ha proseguito la sua attività a servizio di 3.237 utenti, di cui 1.513 per problemi di tossicodipendenza, 1.145 di alcolismo, 382 di tabagismo e 197 per disturbi comportamentali. 


 

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