Contenuto riservato agli abbonati

Eredità contesa tra canili: Enpa e Azienda sanitaria trovano un accordo

È finito in mano agli avvocati il testamento di un’anziana di Udine. Dopo sei anni i due enti divideranno 120 mila euro

UDINE. Ci sono voluti quasi sei anni e una battaglia legale per dare corso alle ultime volontà di un’anziana che voleva aiutare gli animali e che aveva destinato parte delle proprie sostanze a un canile. Alla fine Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale (AsuFc) ed Ente nazionale per la protezione degli animali (Enpa) hanno trovato un accordo e hanno deciso di spartire equamente quei fondi: 120 mila euro che da tempo attendono di essere investiti.

Era il 2 agosto del 2015 quando Claudia Ceresa firmò un testamento olografo nel quale disponeva un legato a favore del “canile municipale di Udine – via Cussignaco”. Dopo una lunga esperienza professionale maturata in un istituto bancario e una vita morigerata, la donna aveva accantonato in banca consistenti risparmi. Morì l’anno dopo all’età di 87 anni.


Il suo esecutore testamentario individuò il beneficiario nell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine (in seguito confluita nell’AsuFc) il beneficiario cui spettava la gestione dei servizi veterinari, ma le controversie iniziarono poco dopo l’apertura del documento: sulla volontà della defunta di aiutare gli animali non vi era alcun dubbio, la donna agì in completa autonomia, mossa da nobili sentimenti, eppure non si trovava un accordo in relazione al destinatario di quelle somme a causa di un errore materiale che era emerso all’interno del documento.

«Non esiste alcun “canile municipale”, in via Cussignacco, mentre dagli anni Settanta opera in via Gonars il Rifugio del cane, gestito dall’Enpa» eccepì l’avvocato Mario Pagnutti – vicepresidente dell’Ente – in una lettera con la quale reclamava quelle somme. Forse la pensionata nel proprio testamento si riferiva al Rifugio del cane, una struttura che ogni anno ha accolto fino a un centinaio di cani e altrettanti gatti rifiutati e abbandonati, promuovendo le adozioni per trovare una casa a questi sfortunati animali.

O forse, l’anziana aveva in mente di lasciare le proprie sostanze al canile pubblico di via Lumignacco che faceva capo all’ex Asuiud, una struttura all’interno della quale cani e gatti vaganti venivano accolti per le sole cure e trattenuti per un periodo di osservazione sanitaria non superiore e una decina di giorni. Una donazione che l’allora direttore generale dell’Asuiud Mauro Delendi accettò con beneficio d’inventario e che sarebbe stata investita per ampliare l’ambulatorio della struttura.

Quale che fosse l’effettivo beneficiario indicato all’origine da Claudia Ceresa, finalmente, però, quelle somme potranno essere impiegate per aiutare tante sfortunate bestiole perché dopo una lunga contrapposizione avviata dai legali, i due enti hanno optato per un’equa ripartizione di quel denaro pro bono pacis. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Video del giorno

Propaganda Live, i silenzi di Matteo Salvini secondo Alessio Marzili

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi