Contenuto riservato agli abbonati

L’infermiera contraria alla vaccinazione che chiede l’esenzione (negata) dal medico

PORDENONE. Ha ricevuto la Pec del dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria Friuli occidentale al mattino e al pomeriggio si è presentata a lavorare regolarmente in una delle strutture ospedaliere della provincia di Pordenone l’infermiera E.C., 45 anni.

È tra i 177 ricompresi nell’atto di accertamento dell’azienda sanitaria di chi non ha adempiuto all’obbligo vaccinale contro il Sars-Cov-2, per i quali è stata disposta la sospensione.

Ha lavorato regolarmente dopo il provvedimento e per ora sono stati confermati i turni del fine settimana, ma attende lunedì la riunione dell’ordine che decreterà la sospensione anche dalla professione.

Una mancata vaccinazione che la donna giustifica con ragioni sanitarie. «Io sono affetta da una serie di patologie – afferma –, ho vari problemi di salute e non me la sento di rischiare con un farmaco che non conosco. Dopo tanti anni di cure adesso ho trovato il mio equilibrio e non voglio rischiare di perderlo».

La donna sperava di avere l’esenzione dal vaccino da parte del suo medico di medicina generale che però gliela ha negata. Evidentemente le condizioni oggettive della donna non sono quelle che lei dichiara di percepire.

Lei – spiega ancora – non ha mai risposto alle Pec del dipartimento di prevenzione: «Sto fotocopiando tutta la mia documentazione e la consegnerò al dipartimento di prevenzione. Ma l’azienda ha già il mio dossier con tutte le patologie di cui soffro, motivo per il quale non ho mai risposto alle Pec».

Inoltre, sottolinea che quando le hanno prenotato il vaccino lei era in malattia. L’infermiera di Pordenone dunque respinge la classificazione di no vax e rifiuto del vaccino per ragioni ideologiche: «No – prosegue – sono soltanto motivi di salute, sono una persona che vive da sola e che dopo tanti anni sta abbastanza bene e che non vuole mettere a rischio questa condizione».

La donna ritiene, non si capisce sulla base di quali elementi scientifici, anche di non essere nella situazione di nuocere ai pazienti del reparto dove opera: «Durante la pandemia ho sempre lavorato in ospedale – prosegue – e non ho mai preso né trasmesso il Covid-19.

Rispetto le regole e utilizzo i dispositivi di protezione individuale. La maggior parte dei pazienti che arriva in reparto è vaccinata. Non mi sento un pericolo per gli altri».

L’infermiera solleva anche un’altra questione: «Io sono di origini straniere – afferma – e per venire a lavorare qui ho chiesto il trasferimento dall’albo degli infermieri del mio Paese a quello italiano.

Adesso loro mi sospendono dall’albo e mi negano così la possibilità di andare a lavorare nei Paesi in cui non c’è l’obbligo vaccinale. Ma io mi chiedo: è giusto tutto questo?».

Sì, è giusto perché lo dice la legge. Per lavorare nella sanità pubblica bisogna essere vaccinati.

Per ora l’infermiera in questione invierà il proprio fascicolo al dipartimento di prevenzione e attende lunedì, data fissata dall’ordine degli infermieri per la sospensione dei non vaccinati. Sul ricorso al Tar contro il provvedimento per ora va cauta e osserva che «in questo periodo c’è anche chi cerca di approfittare».

Si consulterà con un’amica avvocato per capire che cosa fare, auspicando che le sue ragioni siano prese in considerazione adesso dal Dipartimento di prevenzione così da evitare la sospensione dal lavoro. «Non voglio rischiare sotto la mia responsabilità ». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Faccia a faccia tra il direttore Massimo Giannini e Carlo Petrini sul futuro del cibo e la sostenibilità

Barbabietola con citronette alla senape e sesamo

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi