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Baristi e ristoratori friulani: «No al green pass: riduce la clientela del 40 per cento»

UDINE. Al bar e al ristorante solo con il green pass? «No, grazie» rispondono in coro i rappresentanti di categoria già penalizzati dalle chiusure imposte nei mesi scorsi. Poco importa se il passaporto verde aprirà le porte di bar e ristorante anche a chi ha ricevuto solo la prima dose di vaccino, Confcommercio con la Fipe (Federazione pubblici esercizi) e Confesercenti non accettano di dover rinunciare al 40 per cento della clientela. 



Martedì 20 luglio, mentre il tema stava per essere valutato dai governatori delle Regioni, baristi e ristoratori facevano i conti delle eventuali perdite se il Governo deciderà di introdurre il green pass anche nei locali. Soprattutto per chi preferisce consumare cibi e bevande all’interno. «Lo scorso anno abbiamo tenuto chiuso i locali 170 giorni, se è vero che oltre il 60 per cento della popolazione è vaccinata, noi con il green pass la nostra platea si ridurrà del 40 per cento» fa notare Antonio Dalla Mora, il consigliere nazionale della Fipe e presidente della provincia di Udine. Senza contare le maggiori spese a cui andranno incontro i gestori dei locali se dovranno garantire il rispetto delle regole.
 


«Il controllo del green pass non è una cosa semplice: dovremo impiegare una persona, far rispettare le regole non è il nostro mestiere anche perché stiamo parlando di dati sanitaria, ovvero di dati sensibili» insiste Dalla Mora nel considerare l’utilizzo del green pass come estrema ratio, nel caso in cui tutti gli appelli alla vaccinazione cadessero nel vuoto.

«Proviamo a sensibilizzare e a convincere le persone a vaccinarsi, se poi la situazione si aggrava al punto da richiedere nuove misure di contenimento del virus, in quel caso il green pas dovrà essere applicato ovunque. «Dovrà essere richiesto anche all’elettricista che entra in casa, ai clienti delle poste, delle banche, sui mezzi pubblici, ovunque». Dello stesso avviso il presidente regionale di Confesercenti, Mario Marini, «in quest momento siamo contrari, sarebbe fuori luogo prevederlo, non dimentichiamo che ci sono diverse aziende in crisi. Ridurre ancora gli accessi significherebbe penalizzare ulteriormente chi è già in difficoltà». Pure Marini insiste sul maggior rispetto delle norme esistenti e soprattutto della vaccinazione: «In questo momento, per ridurre l’effetto del virus, la gente deve continuare a indossare la mascherina e evitare gli assembramenti». Marini lo ripete perché, a Lignano, ha visto con i suoi stessi occhi come i giovani passeggiano sul lungomare senza indossare la mascherina.



Anche il presidente regionale di Confcommercio, Giovanni Da Pozzo, invita alla prudenza. «Il pensiero della Confederazione – chiarisce – è lo stesso del presidente Fedriga: al momento il green pass può essere richiesto per i grandi eventi, dopodiché va fatta una valutazione in base all’andamento del contagio e alle zone gialla». Tutti concordano su un fatto: «Con la stagione turistica avviata e un andamento di contagio non allarmante, non possiamo pensare di creare una situazione che, per l’ennesima volta, metterebbe in difficoltà chi – avverte Da Pozzo – finora si è sottoposto a provvedimenti che dal punto di vista economico hanno creato non poche difficoltà».

I contatti tra Fedriga e le associazioni di categoria è costante. L’obiettivo è far leva sulla responsabilità delle persone affinché evitino assembramenti e continuino a indossare la mascherina al chiuso. —


 

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