«Il lago di Cavazzo sta morendo». Sos del comitato: la Regione agisca

Barazzutti: a due anni dalla legge Fvg nulla è stato fatto. E chiede a Fedriga, Zilli, Fontanini di intervenire

UDINE. «Siamo qui per rimediare a un paradosso». Franceschino Barazzutti, voce dei comitati per la valorizzazione del Lago di Cavazzo e per la tutela del bacino montano del Tagliamento, ha le armi affilate. E argomentazioni sostenute con la passione di chi, a 85 anni, considera le battaglie civili come un elisir di giovinezza. Ma qual è il paradosso in questione? «Quello di dover chiedere alla Regione di applicare una legge approvata da lei stessa», spiega l’ex sindaco di Cavazzo. Il suo appello, lanciato dalla sede udinese della Regione, è quasi un ultimatum, che arriva dal capezzale di un grande malato: il Lago di Cavazzo, appunto.

Le battaglie sono due: liberare il lago dal fango degli scarichi della centrale di Somplago (di cui è proprietaria la multiutility lombarda A2A, già Edipower) e difendere il corso del Tagliamento dalle troppe servitù, in primis elettriche, che incombono sui 172 chilometri lungo i quali si sonda il “grande fiume”. E Barazzutti, che da sindaco governò la ricostruzione della sua Cavazzo, oggi scende in campo per un’altra ricostruzione. «O si realizza un by-pass che convogli direttamente gli scarichi della centrale all’emissario del lago – spiega Barazzutti – oppure il destino è segnato: il lago continuerà a riempirsi di quel fango che lo sta progressivamente uccidendo». Non è un caso, spiega ancora l’ex primo cittadino, che sul lago la pesca sportiva sia praticamente scomparsa e se le sue acque, rese limacciose e fredde dagli scarichi, vengono abbandonate dai bagnanti, che a quello specchio d’acqua preferiscono il vicino torrente Palar.


Il by-pass, andando ad alimentare la presa a sud di Ospedaletto, renderebbe più sopportabile anche il pedaggio che il bacino del Tagliamento paga al fabbisogno irriguo del medio Friuli. «Non sono fantasie nostre – spiega Barazzutti –, ma il prodotto di un lungo lavoro del consiglio regionale: già nel 2014, infatti, la IV Commissione, con parere unanime, chiedeva di prendere in considerazione la possibilità di realizzare un canale di by-pass per riportare il lago a una condizione di naturalità». Sulla stessa linea, nel 2016, le conclusioni del Piano regionale di tutela delle acque e infine, nel 2019, la legge 13, che all’articolo 4 ha istituito un tavolo tecnico, “Il Laboratorio Lago dei Tre Comuni”, voluto per «individuare le criticità e proporre le conseguenti soluzioni per il recupero naturalistico del lago». Due anni dopo la legge, denuncia Barazzutti, il laboratorio non ha prodotto nulla.

Da qui l’attacco alla Regione. «Se quella di non tutelare il lago, ma gli azionisti delle utility, è una scelta – denuncia Barazzutti –, invito il presidente Massimiliano Fedriga e l’assessore Fabio Scoccimarro a venire davanti alla gente della Val del Lago per spiegarne le ragioni. Si ricordino infatti che sono triestini, ma che rappresentano tutta la regione». Ma Barazzutti non si ferma qui: l’appello in difesa del lago è esteso a tutti i consiglieri regionali, all’assessore alle Finanze, «la gemonese Barbara Zilli», e anche al sindaco di Udine, Pietro Fontanini, «che dopo lo scioglimento della Provincia – spiega Barazzutti – è la massima espressione politica del Friuli». La prima adesione arriva in diretta da Massimo Moretuzzo, capogruppo del Patto per le Autonomie in consiglio regionale: «Un progetto come questo del by-pass – spiega l’autonomista – aveva tutti i crismi per rientrare nel Pnrr regionale. Noi lo avevamo candidato, non ci hanno ascoltato. Per battaglie come queste, però, non è mai troppo tardi». 


 

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