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i criteri

Coronavirus, Fedriga: Regioni unite sui nuovi parametri per passare dalla zona bianca a quella gialla

Prenotazioni a quota 61% dei residenti, in due giorni 92 contagi

Mattia Pertoldi
2 minuti di lettura
(ansa)

UDINE. Le Regioni si dimostrano, ancora una volta, compatte nel chiedere al Governo – che ha rimandato a giovedì, 22 luglio, l’incontro con i rappresentanti dei territori – nuovi criteri per il cambio di fascia di rischio, legati in primis all’occupazione dei posti letto in ospedale, e di questo Massimiliano Fedriga si dice «molto soddisfatto». Allo stesso tempo, però, il governatore spinge per un’accelerazione della campagna vaccinale «anche in Friuli Venezia Giulia dove stiamo andando avanti, ma certamente non ai livelli delle settimane precedenti».

La Conferenza delle Regioni si è riunita per trovare una sintesi tra le diverse posizioni e, come spiegato dallo stesso Fedriga, ha chiesto prima di tutto «la revisione degli indicatori delle aree di rischio, formulando l’ipotesi di portare, per la zona bianca, il limite massimo di occupazione dei posti letto in area medica al 30% e quello delle Terapie intensive al 20%». La proposta del Governo di fissare il limite al 10% per le aree mediche e al 5% per le Intensive, infatti, non convince soprattutto le Regioni più piccole che correrebbero il rischio di abbandonare la zona bianca, per di più in piena estate, con appena una manciata di posti-letto occupati. Basti pensare, ad esempio, che il Friuli Venezia Giulia con un potenziale di 179 posti-letto in Intensiva arriverebbe al 5% con appena 9 ricoverati. «Ma così vorrebbe dire essere sempre in emergenza» spiega l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi.

Quanto al Green pass, inoltre, è stata confermata l’impostazione dei giorni scorsi con le Regioni che hanno proposto, sostiene Fedriga, che venga applicato «in un’ottica positiva, ovvero per permettere la ripresa di attività fino a oggi non consentite come grandi eventi sportivi e di spettacolo, discoteche, fiere congressi».

Il tema del Green pass, ha aggiunto Riccardi, va affrontato in «funzione dell’andamento del contagio e della campagna vaccinale» perchè «dovesse alzarsi il contagio e riscontrassimo severi ritardi nella campagna vaccinale l’elemento del certificato diventerebbe importante e andrebbe applicato a partire dalle condizioni di maggior assembramento per scalare in gradazione sulle esigenze che si presenteranno». Dunque la linea della Conferenza delle Regioni «è intelligente ed equilibrata: si può applicare il Green pass per luoghi non ancora aperti per aprirli e per garantire a chi è vaccinato di potervi accedere».

Dopo il problema informatico di martedì, intanto, sono stati comunicati i dati aggregati sui due giorni dell’andamento della pandemia in Friuli Venezia Giulia. Nel corso di 48 ore, entrando nel dettaglio, su 8 mila 74 tamponi molecolari sono stati rilevati 79 nuovi contagi – di cui tre tra i migranti nel territorio di Trieste – con una percentuale di positività dello 0,97%. Sono stati inoltre 4 mila 213 i test rapidi antigenici realizzati, dai quali sono stati rilevati 13 casi (0,3%). Complessivamente, pertanto, parliamo di 92 contagi che a fronte di 12 mila 287 tamponi disegnano un tasso medio di positività dello 0,74%. Attenzione, inoltre, perchè dai dati dei Dipartimenti di prevenzione risulta che il 56% delle persone contagiate hanno un’età inferiore ai 29 anni. Nelle due giornate non si sono registrati decessi, nessuna persona è ricoverata in Terapia intensiva e i pazienti in altri reparti sono scesi a 8.

Numeri, quelli del contagio giovanile, che evidenziano come diventi fondamentale aumentare la copertura anti-Covid anche nelle fasce più giovani della popolazione. A mercoledì 21, infatti, ha aderito alla campagna vaccinale il 61% della popolazione residente in Friuli Venezia Giulia. Un tasso di per sè già non eccelso – e tale da scontare ad esempio 9 punti percentuali di gap con la Lombardia – che sale al 73% tra gli over 40, per tornare a calare tra i più giovani. Il trend, infatti, spiega come il miglior tasso di adesione, in quelle fasce d’età, si registri tra i 20enni dove è stato raggiunto un complessivo 62%. E se i 30enni si fermano ad appena il 56% della platea, i teenager non superano il 50% con la fascia 12-15 che tocca un quasi irrilevante 5% dei vaccinabili.

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