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Green pass, il paradosso di chi è guarito mesi fa dal Covid e ora rischia di avere il certificato in scadenza

Il certificato verde ha valore soltanto per sei mesi dal giorno del test del via libera post-contagio. Parecchi friulani che hanno fronteggiato e sconfitto l’infezione si trovano così in una sorta di limbo

UDINE. Si fa presto a dire Green Pass. C’è chi lo osteggia, considerandolo una limitazione alle libertà individuali, e chi, viceversa, lo vorrebbe obbligatorio anche per accedere a ristoranti, concerti e teatri. E c’è chi, dopo averlo scaricato, ha scoperto con amarezza di poterne usufruire per una durata assai limitata nel tempo. È il caso di decine di utenti friulani che sono guariti dal Covid e che, sotto consiglio medico, si sono vaccinati con un’unica dose, potendo contare ancora su una sufficiente dotazione di anticorpi. Il problema? Che il sistema informatico sul quale è basato il rilascio del lasciapassare verde non considera in maniera automatica il ciclo vaccinale completato se l’immunizzazione viene effettuata con una sola iniezione. E dunque la certificazione è valida soltanto «fino alla prossima dose».

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Così l’alternativa per chi è risultato positivo al Covid è ottenere il Green Pass indicando la data di guarigione, certificata dal tampone negativo: peccato però che il certificato verde abbia valore soltanto per sei mesi dal giorno del test del via libera post-contagio. Parecchi friulani che hanno fronteggiato e sconfitto l’infezione si trovano così in una sorta di limbo: «Ho preso il Covid a dicembre, il 12 maggio ho fatto l’unica dose di vaccino indicatami dal medico», racconta Gianluca Dissegna di Cormons. «Ho scaricato il Green Pass, ma l’indicazione della validità è limitata nel tempo, durando fino alla prossima dose di vaccino. Eppure nelle carte che mi sono state rilasciate dall’azienda sanitaria si specifica che il ciclo vaccinale è completo.

È un paradosso – aggiunge – destinato a crearmi qualche problema: io sono domiciliato anche in Austria, ma rischio di non poter espatriare. E se il Green Pass diventerà requisito fondamentale per accedere a ristoranti e servizi chi si trova nelle mie condizioni sarà penalizzato ulteriormente». La stessa disavventura è accaduta a un esercente di Villanova del Judrio: «Ho avuto il Covid e, come indicato dal medico, ho fatto a Cormons la prima e unica dose considerata necessaria di vaccino. Attraverso Sesamo io e la mia famiglia abbiamo ricevuto sia il certificato di guarigione che quello che attesta il completamento del ciclo vaccinale: eppure il Green Pass mi risulta valido unicamente fino a fine mese». Praticamente impossibile riuscire a mettersi in contatto con le strutture ministeriali deputate a gestire la partita: «Ho mandato mail, telefonato al 1500, il numero attivato dal ministero della Salute per l’emergenza Covid, ma niente: nessuna risposta risolutiva, spesso dopo attese di decine di minuti al telefono», aggiunge Dissegna.


Contattato, il Ministero della Salute fa sapere attraverso l’ufficio stampa di «aver ben presente il problema» e di essere al lavoro «per risolvere le difformità che interessano gli utenti». Grattacapi che toccano da vicino anche chi ha effettuato la profilassi eterologa, ovvero due dosi con altrettanti tipi di vaccino: una circostanza, che sta diventando piuttosto comune, che fa “sballare” i sistemi informatici del ministero.

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