Contenuto riservato agli abbonati

La scuola e le competenze perse con la pandemia

Quest’anno c’era più attesa del solito per la presentazione avvenuta il 14 luglio dei risultati alle prove Invalsi che misurano le competenze di italiano, matematica e inglese di allievi della classe II e V della scuola primaria (o scuola elementare), della classe III della scuola media e dell’ultima classe delle superiori.

Le prove Invalsi 2021 hanno visto la partecipazione di oltre 1.000.000 allievi della scuola primaria (classe II e V), circa 530 degli studenti della scuola media (Classe II). A questa rilevazione hanno preso parte 1.100.000 allievi della scuola primaria, circa 530.000 studenti della scuola media e circa 475.000 studenti della scuola superiore dove si è registrata una minore partecipazione soprattutto in alcune regioni del Sud.

Dato che nel 2020 le prove non sono state somministrate, i dati del 2021 costituiscono il primo test dell’impatto delle chiusure che si sono succedute nel corso dell’ultimo anno e mezzo, degli accessi programmati e dell’adozione della didattica a distanza su cui si è scritto e parlato tanto.

In generale, i risultati della scuola primaria sono molto simili in tutte le regioni: le competenze di italiano del 2021 tengono rispetto al 2018 e 2019, mentre quelle matematiche sono leggermente in calo a livello medio, con una piccola riduzione degli studenti che ottengono risultati buoni o molto buoni. Più positiva la valutazione della lingua inglese, con l’80 per cento degli allievi della classe II e il 95 per cento della V che raggiungono il livello prescritto A1. I risultati ottenuti dagli allievi di terza media a livello nazionale sono inferiori a quelli rilevati nel 2019 sia in italiano sia in matematica: l ’italiano perde 5 punti, la matematica 6 mentre l’inglese flette di 2 punti nella lettura e di 1 punto nella comprensione. Nel caso dell’italiano, la percentuale degli allievi che dopo otto anni non ha raggiunto il traguardo atteso è del 39 per cento e questo calo interessa tutto il paese, fatta eccezione per la Provincia Autonoma di Trento (Pat), mentre per la matematica, la stessa percentuale raggiunge il 45 per cento in tutto il territorio nazionale, tranne che nella Pat e in Friuli-Venezia-Giulia, i cui punteggi si collocano sopra la media. Il Sud vanifica il vantaggio che aveva ottenuto in passato. Questi risultati rivelano che i primi problemi emergono a questo livello del percorso scolastico.

Il quadro che emerge dai risultati della scuola secondaria di secondo grado è più allarmante. Rispetto alla rilevazione del 2019, l’italiano e la matematica perdono circa 9 punti ciascuno, il che significa che rispettivamente il 44 per cento e il 51 per cento degli studenti non raggiungono il livello atteso. Il calo in italiano presenta notevoli differenze regionali, più forte nel Mezzogiorno, che usciva già svantaggiato dalla precedente rilevazione. Veneto e Fvg peggiorano ma partivano da medie precedenti più elevate, mentre solo la Pat supera le medie rilevate in precedenza. I risultati della matematica, restituiscono un quadro preoccupante non solo al Sud (specie in Campania e Puglia) ma anche nel Nord Est. Invece, per quanto riguarda l’apprendimento dell’inglese non si registrano arretramenti.

In conclusione, i risultati della presente rilevazione della scuola primaria sono in linea con quelli pre-pandemia, mentre quelli che riguardano la scuola secondaria, in particolare quella di secondo livello, rappresentano certamente una fonte di forte preoccupazione. Ci sono infatti segnali evidenti che i divari territoriali tendono a ingigantirsi e che a essere più svantaggiati sono gli studenti con un background socio-economico più svantaggiato. Questa diseguaglianza educativa colpisce principalmente le regioni del Sud del Paese e queste differenze emergono non solo tra scuola e scuola ma anche tra classi. A preoccupare enormemente è la dispersione scolastica implicita, rappresentata da quel 9,5 (più 2 per cento rispetto al 2019) per cento degli studenti, cioè circa 45 mila, che esce dalla scuola superiore con competenze inadeguate. In alcune regioni del Mezzogiorno questa percentuale va dal 10 al 22 per cento. Per questi giovani l’inserimento nel mondo del lavoro è molto incerto così come la possibilità di poter proseguire gli studi all’università.

La pandemia ha messo in ginocchio non solo l’economia ma anche la scuola. Mentre per risarcire i settori economici dei danni subiti in questo periodo sono già state messe in atto varie azioni, quelle necessarie a restituire agli studenti l’istruzione perduta e, soprattutto, ad assicurare il loro rientro in classe a settembre non sono state ancora identificate con chiarezza. Infatti, la riapertura delle scuole a settembre è minacciata dall’assenza a oggi di una sufficiente copertura vaccinale di insegnati e studenti. In occasione della presentazione del rapporto Invalsi presso l’aula magna del Cnr il ministro Bianchi ha lanciato un appello molto accorato a vaccinarsi che temo verrà disatteso.

Video del giorno

Pellegrini e Montano, campioni che smettono. Lo psicologo dello sport: "Persone, non solo atleti"

Gazpacho di anguria, datterini e fragole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi