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Lui è intubato in ospedale con il Covid, il call center gli affibbia un contratto telefonico

L’anziano, secondo il contratto stipulato, avrebbe dato l’assenso dalla Terapia intensiva. Il gestore telefonico ha fatto retromarcia quando i familiari, dopo il decesso del signore, hanno chiesto il file audio della chiamata

UDINE. La lettera, inviata attraverso il servizio di posta elettronica, riassumeva i termini di un contratto telefonico stipulato il giorno precedente – stando a quanto sosteneva il gestore – da un pensionato udinese ultrasessantenne. Peccato che si trattasse di un uomo gravemente malato, da qualche tempo ricoverato in ospedale nel reparto di Terapia intensiva, per il quale i medici avevano anche disposto la respirazione assistita.

Sembrava poco probabile ai figli, decisi a impugnare il contratto, che un uomo in quelle condizioni di salute potesse aver risposto a una chiamata telefonica e avesse affrontato una conversazione di 5 o 6 minuti, il tempo necessario per dar corso alle procedure per avviare il riconoscimento e la validazione delle richieste in relazione a documenti sottoscritti con questo metodo. Le condizioni dell’anziano, purtroppo, non solo non sono migliorate, ma di lì a poche settimane ne hanno determinato il decesso. E quando gli eredi, dopo essersi rivolti allo sportello di Federconsumatori per farsi assistere nella procedura, interpellarono il gestore contestando quel contratto e richiedendo il file audio della presunta conversazione telefonica in cui l’anziano avrebbe dato il suo assenso, il gestore fece retromarcia, annullando di fatto il contratto.


«Non si tratta che del più eclatante di una serie di casi che nelle ultime settimane sono stati segnalati al nostro sportello udinese» annuncia Simone Battistutta, responsabile del settore presso l’associazione a tutela dei consumatori.

«Generalmente si tratta di offerte che il gestore propone al proprio cliente – riassume Battistutta – contratti fissi, voce e internet a canoni che vengono presentati come favorevoli, senza menzionare però l’incidenza dei costi di attivazione: spesso superano i 200 euro e vengono spalmati sulle bollette che risultano ben più onerose di quanto pattuito. Per non parlare poi delle spese per la rescissione. Alcuni utenti che si sono rivolti ai nostri sportelli – continua Battistutta – ci hanno, inoltre, assicurato di essersi dichiarati non interessati all’offerta pur ritrovandosi, il giorno dopo, come destinatari di una e-mail che riassumeva le clausole del nuovo contratto e in alcuni casi, chiedeva pure una risposta per conferma».

Non bisogna rispondere a quella mail, men che meno confermare i termini dell’accordo, raccomandano dall’associazione Federconsumatori, ma attivarsi per disconoscerlo. In questi casi, infatti, non si tratta di esercitare un diritto di recesso, che può essere tradizionalmente fatto valere entro 14 giorni, ma di segnalare la mancata validità del documento.

Ci si può rivolgere agli sportelli di Federconsumatori, che stanno seguendo numerosi casi simili sul territorio, o verificare attraverso quale piattaforma si può interagire con il gestore, può essere necessario infatti trasmettere una comunicazione contestando il contratto attraverso una Pec o con una lettera raccomandata.

«Comunque – raccomanda Battistutta – quando viene proposto un contratto sulla base di una registrazione telefonica è bene pretendere dal gestore il relativo file audio». —

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