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Scuola, dopo la Dad non basta tornare in classe

NICOLA FOSSELLA

Visto che i risultati più deludenti sono quelli di matematica alle Superiori, fermiamoci ad analizzarli. Oggi in media più della metà degli studenti italiani non raggiunge risultati accettabili in matematica alla fine del percorso scolastico. Le situazioni negative sono aumentate di dieci punti percentuali nell’ultimo anno.

Un caso emblematico, segnalato dall’Invalsi, è quello del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Prima del Covid19 il “Livello accettabilità” in matematica veniva raggiunto dal 75% degli studenti della nostra regione, ora lo raggiunge meno del 63%, con una diminuzione del 12,4%. Uno dei nostri ragazzi su tre esce dalla Scuola superiore senza competenze sufficienti. Il Nordest nel suo complesso ha visto un calo nella preparazione simile, ma più leggero e l’Italia intera vede il 51% di insufficienti, partendo dal 42 % circa pre-Covid19. Gli unici livelli a restare buoni sono quelli del Trentino. Il Nordovest si mostra più resistente del Nordest. Certe zone del Sud sono invece un disastro completo. È anche una selezione classista: gli studenti provenienti da famiglie di reddito più basso sono in media quelli che sono penalizzati.

La logica del “cavarsela per il rotto della cuffia” non paga, ha detto il presidente dell’Invalsi. È bastato un attimo e siamo stati sommersi da una valanga di negatività. Evidentemente “cavarsela” non è l’obiettivo, bisogna raggiungere una zona di sicurezza: quella dell’acquisizione di competenze.

La tecnologia può fare molto, se c’è

Siamo in una regione in cui a volte un professionista, per far pagare una parcella con il Bancomat, deve uscire dalla porta dello studio, perché non c’è campo e non c’è rete. In certi paesi friulani questa è la situazione. In Lombardia e Piemonte la connessione c’è; sopra Ivrea, nelle depresse valli del Canavese si faceva formazione a distanza con le videoconferenze più di vent’anni fa. La diffusione della rete ad alta velocità è una promessa della Regione. Per intanto, conosciamo le condizioni reali di collegamento a distanza degli studenti? Nel mondo del lavoro - perché non nella Scuola - si pensa ad ambienti di “coworking” ben attrezzati sul piano tecnologico. I diversi paesi – anche in rete tra loro – possono offrire agli studenti ambienti sicuri e attrezzati, alternativi alle proprie abitazioni. Certamente più sicuri delle corriere. In Friuli gli studenti pendolari sono tanti, e la tecnologia può aiutarli: alla presenza a scuola deve accompagnarsi la potenza degli strumenti tecnologici, per il ripasso, per il recupero, per l’approfondimento, per il controllo delle competenze acquisite. Tutto ciò anche a distanza. Sapete che le case editrici sono state obbligate a mettere in rete materiali didattici, esercizi, schemi, se non i libri stessi? I docenti che usano i libri (non sono obbligati a farlo) possono guidare gli studenti all’uso di questi materiali. Anche così si lavora sulle competenze. Anche così si permette il recupero prima che scatti il “debito formativo”. Distanza, ma a un patto: sono vietate cinque ore consecutive di video che scimmiottano la lezione frontale. Bene la lezione frontale, ma è solo uno dei tanti strumenti didattici. Venti minuti dura la piena attenzione in una lezione frontale, poi qualcosa si perde e deve essere recuperato. Immaginarsi cosa succede a distanza, con i problemi di connessione, con gli schermi piccoli, con ambienti poco adatti. Se viene fatta una lezione frontale in DaD allora deve essere possibile registrarla, per poterla rivedere e recuperare quanto necessariamente si perde . Certo la soluzione migliore sarebbe quello di trasformare la Dad in “e-Learning”, un insieme di metodologie e tecnologie centrate su chi apprende, create per far pervenire a un livello di competenze sufficiente la maggior parte degli studenti. Le esperienze e gli strumenti esistono da vent’anni ma sono stati usati a scuola in modo volontaristico e frammentario.

Friuli Venezia Giulia: avere il coraggio di cambiare

Abbiamo in regione scuole meravigliose. Molti obiettivi didattici sono raggiunti con pienezza, eppure questa energia didattica viene dissipata da vincoli che volendo possono essere superati. Con l’aiuto dei Dirigenti Scolastici - che devono fare delle scelte - certi burocratismi possono essere superati. Lo dice anche Stefano Stefanel, dirigente scolastico del liceo Marinelli, in un suo recente articolo sul “Messaggero Veneto”. Dobbiamo credere di più alle “competenze”, esplicitarle, dare allo studente la capacità di sapere se è riuscito a “portarle a casa”, di sapere se non è stato a scuola solo a scaldare il banco ma a costruire una parte della sua vita futura.

Bisogna passare dal “cavarsela” all’ottenimento di adeguate competenze. Per farlo bisogna uscire dallo schema che fa della Scuola un “votificio”. Basta con l’ossessione del numero dei voti sul registro per poi “fare media”. La media aritmetica dei voti va abolita. Nel lavoro per competenze non basta un voto indistinto, servono dei giudizi formativi “chiari e distinti” sul quanto acquisito o meno e consigli su come migliore. Un voto in un compito senza una “ricetta” per migliorare? Anche i vituperati test “a crocette” possono aiutare a capire i propri punti forti e i propri punti deboli.

Andrei verso la graduale abolizione del “debito formativo”, termine anti-didattico che solo il bizantinismo italico poteva inventarsi. La Scuola regionale ha subito un trauma. Oggi più di uno studente su tre esce dalla Scuola con competenze non adeguate in matematica. Il “debito formativo”, con i suoi “corsi di recupero” che non recuperano ha dimostrato la sua inefficacia. Bisogna lavorare sia nel corso dell’anno scolastico che in seguito per recuperare competenze insicure. Bisogna trovare una nuova strategia, anche usando ampiamente la tecnologia.

Furio Petrossi è ricercatore di Rilanciafriuli

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