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paluzza

Il ricordo dell’eccidio del Bût «Rendiamo giustizia alle vittime»

Francesco Mazzolini
1 minuto di lettura

paluzza

Una piccola cappella e tanta gente a malga Promosio per la commemorazione ieri dell’eccidio del 21 e 22 luglio 1944, consumatosi nella Valle del Bût. Erano presenti in prima linea gli amministratori di Paluzza, Tolmezzo, Ravascletto, Cercivento, Forni Avoltri, Sutrio e Treppo Ligosullo, con i il presidente del consiglio regionale Piero Mauro Zanin e i consiglieri regionali Franco Iacop (Pd) e Luca Boschetti (Lega).

Sono trascorsi 77 anni da quel tragico giorno in cui le truppe nazifasciste in questo remoto angolo d’Italia, scenario della Seconda guerra mondiale, condannarono a morte una cinquantina tra bambini, donne e anziani. Assieme all’intervento delle rappresentanze politiche, c’è stata anche una cerimonia liturgica solenne scandita dalle parole di Don Tarcisio Puntel, storico parroco di Paluzza, che ha ricordato la citazione biblica «chi di spada ferisce di spada perisce» e ha condannato la scelta della violenza come soluzione. Il sindaco di Paluzza, Massimo Mentil, ha ribadito le parole di don Puntel e confermato la distanza da ogni tipo di violenza e prevaricazione. «Uniti dopo 77 anni, in un luogo di bellezza inaudita dov’è stato perpetrato un gesto di una brutalità disumana. A volte bisognerebbe poter dimenticare, ma la memoria è il prezzo ragionevole del progresso. Grazie ad Alfio Muner e Roberto Di Centa, testimoni diretti dell’eccidio. Anche a loro – ha detto Mentil – va un pensiero di fraterna vicinanza, così come ai caduti di quel giorno. Valga perenne la lezione che oggi ricordiamo».

E di difesa alla memoria ha parlato anche Zanin, evidenziando un impegno regionale affinché il toponimo ritorni a essere quello originale. «Credo sia corretto ridare anche ai luoghi il loro giusto nome, non Pramosio ma Promosio, per evitare i fraintendimenti usati nella storia per creare confusione nella memoria, nel rispetto dell’identità. Lungo la valle del Bût – ha concluso Zanin– si è aperta una ferita mai sanata, rimasta sempre priva di una giustizia che fosse dei tribunali o della storia. Ribadisco la volontà di garantire a questi morti lo sforzo morale nel ricordare i fatti dolorosi del 1944, secondo un impegno che dobbiamo onorare contro la stupidità della violenza fine a se stessa». —

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