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L'immunologo del Cts: “Vaccini, servirebbe l’obbligo sopra 12 anni. Il Green Pass va usato ovunque sia utile”

L’immunologo membro del Cts: «Con 130 mila morti e 170 miliardi di danni sarebbe un grande atto di sanità pubblica»

MILANO. Sergio Abrignani, professore ordinario di Immunologia all’Università Statale di Milano e membro del Cts, affronta in questa intervista i temi della vaccinazione, auspicando «l’obbligo per tutti i cittadini dai 12 anni in su» e l’allargamento del Green Pass a «ogni luogo dove le persone possano contagiarsi».

Come procede la campagna?
«Bene, va riconosciuto il grande lavoro del generale Figliuolo e della sua squadra per cui metà degli italiani ha ricevuto due dosi. Entro ottobre dovrebbero essere coperti 45 milioni di cittadini. Resterebbero circa 5 milioni da convincere, più la metà stimabile dei 12-18enni e gli 0-11enni, per cui l’autorizzazione dovrebbe arrivare a fine anno».

Si parla di vaccini porta a porta, ma non è più sicuro vaccinarsi al centro vaccinale?
«Il generale Figliuolo sta studiando qualcosa in tal senso, ma in ogni caso ci sarebbe un medico con l’occorrente per l’emergenza: non serve molto, il peggio può essere uno shock anafilattico».

In campo sono rimasti Pfizer e Moderna, cosa è successo?
«Sono più efficaci, in particolare contro le varianti Alpha e Delta, e i vaccini a vettore virale hanno rarissimi effetti collaterali sotto ai 60 anni, infatti da quando AstraZeneca e Johnson&Johnson sono stati dati agli anziani non ci sono stati altri problemi».

I vaccini attuali rischiano di diventare obsoleti?
«La variante Delta porta a una perdita di efficacia della prima dose, ma le due dosi coprono ancora moltissimo».

Potrebbe servire una terza dose?
«Sì, se decadesse la memoria immunitaria o comparisse una variante non riconosciuta dai vaccini, ma al momento no».

Ci sono novità sulla durata dell’immunità?
«Si sta verificando quanti dei vaccinati negli studi clinici dell’estate scorsa si reinfettino. È il modo migliore per capire, perché non si sa quale parametro di immunità considerare per questi vaccini. L’idea comunque è che la protezione duri anni».

In certi casi può servire il test anticorpale?
«Ci sono tanti test e manca sempre il parametro di immunità, ma ha senso per valutare una terza dose per un paziente immunocompromesso, non per un anziano qualsiasi».

Di che vaccino sarà la terza dose?
«A Rna o a proteina come Novavax, che dovrebbe arrivare a fine anno. Non c’è nessun problema di combinazione, se non che tre dosi a vettore virale sarebbero meno efficaci, ma sempre senza effetti collaterali».

Perché per i guariti è necessaria una dose?
«Da tre a dodici mesi dalla guarigione è utile per garantire loro una maggiore copertura. Anche una seconda dose non gli farebbe male, ma non è necessaria perché la malattia gli ha già innescato il sistema immunitario».

Cosa pensa delle piazze No Pass?
«Non le capisco, forse sono una variante dei No Vax, che considero come gli evasori fiscali, perché beneficiano del servizio dell’immunità diffusa senza fare la loro parte. Se fossero dei veri libertari coglierebbero che il Green Pass serve a non chiudere le attività economiche».

C’è un effetto della vaccinazione di cui si può dubitare?
«La vaccinazione è un atto medico e come tale ha rischi e benefici. I vaccini non sono caramelle, ma sono provati, sicuri ed efficaci. Anche la tachipirina ha rarissimi effetti collaterali, eppure la assumiamo senza pensarci. La quasi totalità degli effetti collaterali dei vaccini è leggerissima. Gli effetti gravi sono le trombosi, in un caso su 100 mila alla prima dose di AstraZeneca, uno su 500 mila alla seconda, uno su 300 mila con Johnson&Johnson, ma da quando questi vaccini non si danno ai giovani sono azzerati. Pfizer ha portato a rarissimi casi di pericardite leggera e recuperabili con pochi giorni di cortisone. La verità è che la vaccinazione è molto sicura e ha fatto crollare ricoveri e morti».

Servirebbe l’obbligo per alcune categorie?
«Per medici e infermieri di fatto c’è già e in un Paese con 130 mila morti e 170 miliardi di danni economici sarebbe un grande atto di sanità pubblica imporre l’obbligo a tutti dai 12 anni in su e, se dovesse arrivare l’autorizzazione dell’Ema, anche dai 6 anni».

Sa che sui bambini ferve il dibattito politico e Germania e Regno Unito nicchiano...
«Pfizer e Moderna per i bambini, come certifica l’Ema, sono sicuri e ancora più efficaci che per gli adulti. Da sempre la vaccinazione riguarda soprattutto i più piccoli e nessuna preoccupazione a riguardo ha fondamento».

E la vaccinazione in gravidanza?
«Veniva evitata per cautela, ma è raccomandata dopo il terzo mese. Non perché prima faccia male, ma perché è aumentata l’età media del parto e di conseguenza gli aborti spontanei, dunque per evitare confusioni si preferisce aspettare. Se mia figlia fosse incinta la farei vaccinare senza dubbi».

Ha senso che il Green Pass funzioni dalla prima dose?
«Chi fa la prima dose poi fa la seconda e serve soprattutto come spinta a vaccinarsi sul modello francese».

Verrà allargato a mezzi pubblici, uffici e scuole?
«La decisione spetta al governo, ma il Green Pass serve a mitigare l’infezione ed è utile in tutti i luoghi dove le persone possano contagiarsi. Come immunologo vaccinerei tutti, dunque richiederei il certificato verde ovunque possibile».

È giusto sostituire i ricoverati ai contagiati come parametro per le zone gialle?
«Sì, perché prima dei vaccini moriva 1 infettato su 50 e ora da Inghilterra e Spagna sappiamo che è 1 su 500. Bisogna seguire cosa succederà in agosto dove il virus corre. Se l’Inghilterra si fermerà a 70-80 mila contagiati al giorno, con un centinaio di relativi morti, saranno numeri spiacevoli, ma da influenza stagionale. Altrimenti dovremo preoccuparci».

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