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Si chiama “3G” ed è come il Green pass: in Austria è richiesto a chi va al bar e al ristorante

Lois Lammerhuber/Photoagentur Lammerhuber

Non si chiama “green pass” o certificato verde, ma il risultato non cambia. In Austria non si entra nei ristoranti e nei bar o in locali in cui si può mangiare o bere se non si può esibire un documento che certifichi le “3G”.

“G” è la lettera iniziale delle parole tedesche che equivalgono in italiano a “vaccinato”, “guarito” o “sottoposto a test negativo”.

Per giunta è richiesta la registrazione, che però non presenta difficoltà: si tratta di compilare un semplice modulo con il proprio nome e i propri recapiti (telefono, indirizzo mail), per essere contattati qualora nei locali si siano registrati contagi nel giorno in cui ne eravate ospiti.

Sono cose che ormai accadono sempre più di frequente. Negli ultimi due giorni nel mandamento di Hermagor (Carinzia sud-occidentale) sono stati segnalati due focolai in due diversi Comuni: 9 giovani contagiati nel primo, 7 adulti nel secondo.

La zona di Hermagor, ovvero il mandamento subito al di là dei passi di Monte Croce Carnico e di Pramollo, è tra quelle che presentano la più alta incidenza di contagi per 100.000 abitanti negli ultimi sette giorni: 138,5.

Soltanto il confinante Tirolo orientale e il Salisburghese occidentale (Zell am See) presentano valori più alti: rispettivamente 163,5 e 145.

La media nazionale è meno allarmante (28,9 casi su 100.000 abitanti), ma preoccupa ugualmente, perché presenta un'impennata dall'inizio del mese, quando era intorno all'8.

A far drizzare le antenne è il confronto con il 2020: nell'estate scorsa questo dato si era mantenuto inferiore a 10 per tutto luglio e soltanto a fine agosto aveva superato quota 20, preludendo alla nuova ondata di contagi che avrebbe imposto il lockdown di autunno.

Per questo lunedì 26 luglio il ministro della Salute Wolfgang Mückstein ha emesso un'ordinanza che dispone controlli più severi nel settore della ristorazione, con l'assistenza della polizia. Il provvedimento lascia intuire che finora non sempre le regole sono state rispettate.

Chi è stato recentemente in Austria sa che in alcune città non ci si siede al ristorante se non si mostra la certificazione “3G” (gli ospiti italiani possono esibire il certificato verde), ma in altre si tende a chiudere un occhio, per non perdere il cliente.

“Qua e là qualcosa non ha funzionato”, ha ammesso Mückstein, ma ora si correrà ai ripari per evitare che il virus dilaghi e si debba chiudere di nuovo tutto.

Il requisito delle “3G” al ristorante è in vigore dal 1. luglio (per le persone con più di 12 anni). Vale anche per accedere ad altri settori come i servizi alla persona (estetiste, parrucchieri, pedicure ecc.), per hotel, servizi per il tempo libero (scuole di ballo, zoo), istituzioni culturali (con eccezione di musei, biblioteche, archivi, librerie), impianti sportivi privati, viaggi in pullman o nave.

Dal 22 luglio nei ristoranti notturni si entra solo con certificato di vaccinazione o test negativo.

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