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Addio a Seguini de Santi, il decano dei cineasti: ha diretto il “Friuli perduto”

Nelle prime ore di venerdì 23 luglio all’ospedale di Udine, all’età di 100 anni, è morto Antonio Seguini de Santi, decano dei cineasti in Friuli.

Nato a Bergamo il 21 gennaio 1921, si era trasferito a Udine nel 1940. Dinamico, sportivo (velista), sempre interessato alle novità della tecnica, appassionato di fotografia, Seguini si accosta al cinema soprattutto perché attratto dal suo aspetto tecnico, un passaggio di natura spontanea dall’immagine fissa a quella in movimento. Frequentando i negozi dei fotografi udinesi dell’epoca, Liso in Piazzetta Marconi e Pignat in via Rauscedo, dietro il Cinema Odeon, entra in contatto con i soci del Cineclub Udine, costituito da Adriano Degano nel 1953, luogo d’incontro e di formazione di un operoso gruppo di cineamatori (come allora venivano chiamati), ovvero dilettanti, “volontari” del cinema, per distinguerli dai cineasti professionisti, che però, allora, facevano parte di un mondo molto lontano, a Roma.

La finalità dei Cineclub (ne esisteva uno in ciascuna provincia italiana) era quella di realizzare filmati, che poi potevano partecipare a concorsi locali (come quello di San Daniele del Friuli, che si teneva all’inizio di luglio), nazionali (a Montecatini, in agosto) e internazionali. Anche i soci del Cineclub Udine erano praticamente degli autodidatti. Si trasmettevano le conoscenze e le informazioni tra loro. Tutto avveniva in via amichevole e occasionale. Il Cineclub era dotato di una cinepresa 16mm, ma per tutto il resto (pellicola, sviluppo, eccetera) bisognava autofinanziarsi. Dunque una sola cinepresa per tutti i soci, perciò non era facile utilizzarla secondo i propri tempi e le proprie esigenze. Così, nel 1954, Antonio Seguini de Santi, affrontando una grossa spesa, decide di acquistare una cinepresa Paillard per realizzare la sua nuova passione, ovvero fare cinema.

Tra la metà degli anni ’50 e l’inizio del decennio successivo, percorrendo il Friuli con la sua moto o in auto, dai monti della Carnia a Lignano, realizza una dozzina di documentari (un genere cinematografico in linea con la concretezza del suo carattere), spesso coadiuvato da altri soci del Cineclub, come Annedi Delli Zotti (che era suo cognato), Luigi Michelazzi e Walter Faglioni. Sono pellicole che ci restituiscono aspetti, architetture, ambienti, fisionomie, tradizioni di un mondo che oggi appare molto lontano e spesso è addirittura scomparso. Seguini ha sempre conservato con cura i suoi lavori filmici, che, in tarda età, ha voluto generosamente donare alla Cineteca del Friuli, la quale, nell’ambito di un progetto di salvaguardia e valorizzazione del cinema del passato come importante testimonianza visiva del costume, di rappresentazioni di modi di vita, di volti e luoghi della nostra terra, ha restaurato e poi fatto conoscere le sue opere attraverso l’edizione di un dvd intitolato “Il Friuli perduto nei documentari di Antonio Seguini de Santi, 1955-1963”.

L’ultimo saluto ad Antonio Seguini de Santi sarà tributato giovedì, alle 10.30, nell’obitorio del cimitero di Udine.

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