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Aumentano i pazienti Covid negli ospedali, il monitoraggio Agenas: quattro regioni osservate speciali

Sono in aumento i pazienti Covid negli ospedali, in particolare al Sud Italia. Hanno raggiunto infatti quota 3% – una percentuale decisamente bassa se si fa un confronto con i picchi dei mesi passati, ma in rapida crescita –, rispecchiando l’aumento dei contagi e gli effetti della variante Delta. Il dato che arriva dal monitoraggio dell’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, è aggiornato al 25 luglio ed è un primo campanello di allarme considerando i tassi di positività di questi ultimi giorni e lo stallo delle vaccinazioni degli Over 50.

Nelle ultime 24 sono stati 3.117 i positivi individuati dai test Covid. Il giorno precedente erano 4.743, ma si tratta di un dato inferiore dovuto al minor numero di tamponi svolti di domenica: 88.247 contro i 176.653 di sabato, con un tasso di positività del 3,5%, in aumento rispetto al 2,7% precedente. Le vittime sono state 22 mentre ad oggi ci sono 182 pazienti ricoverati in terapia intensiva, quattro in più nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono stati 11 mentre i ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono aumentati di 120 unità. Quindi, dopo settimane di calo seguite da stabilità, per la prima volta nella terza ondata si registra, a livello nazionale, un aumento netto dell’1% dei posti letto in reparto occupati da pazienti che hanno contratto il coronavirus e richiedono assistenza.

Riflettori puntati in particolare su Sardegna e Sicilia, le due regioni che vedono la maggiore crescita d’occupazione nelle terapie intensive: entrambe le isole sono arrivate al 5% in pochi giorni, a fronte di una media nazionale del 2%. Non da meno la situazione in Calabria e Campania rispettivamente con il 6% e il 5% dove si registra il maggiore aumento di pazienti Covid ricoverati nei reparti di medicina, pneumologia e malattie infettive, a fronte di una media nazionale del 3%. La soglia di allerta è fissata al 30% per le intensive e al 40% per i posti occupati in area “non critica”. E attualmente nessuna regione del Centro-Nord supera la media nazionale: Lombardia e Liguria sono al 2%, Piemonte e Veneto all’1%.

A ricordare come si stia «registrando il 50% di ospedalizzazioni e terapie intensive in meno», a parità di casi delle precedenti ondate, è Nino Cartabellotta, presidente di Fondazione Gimbe. «I vaccini – ha detto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” di Radio Cusano Campus – servono per evitare ospedalizzazioni e decessi, ma c’è una buona efficacia anche nel prevenire l’infezione: ogni mille pazienti positivi avevamo il 5% che veniva ricoverato in ospedale e lo 0, 5% che andava in terapia intensiva. Oggi la percentuale dei ricoverati si è ridotta al 2% e quella di chi va in terapia intensiva allo 0, 27%».

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