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Allarme topi in montagna, primo caso di Hantavirus sui roditori nel Tarvisiano. I consigli per evitare di contrarlo

UDINE.  Primo caso di positività all’Hantavirus sui topi individuato nei boschi del Tarvisiano. Da mesi la Struttura veterinaria del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale monitorava il fenomeno della pullulazione di topi e il conseguente aumento del rinvenimento di animali morti esaminando le carcasse dei roditori.

La sorveglianza sanitaria avviata a maggio per verificare la positività a parassiti interni per malattie di impatto zoonosico di tipo batterico, parassitologico o virale è stata condotta attraverso l’analisi su campioni di topi trovati morti o su pool di organi.

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Il fenomeno della pullulazione ha cominciato a diffondersi nei paesi della Carnia, nel Tarvisiano e, più recentemente, nelle valli del Natisone, dove la presenza dei roditori e delle loro carcasse è andata intensificandosi a partire dalla primavera. A preoccupare era la possibile trasmissione del virus all’uomo a opera di arvicole e topi selvatici dal collo giallo. Una volta infettato, infatti, il roditore rilascia il virus per tutto l’arco della sua vita attraverso feci, saliva e urine con le quali è possibile venire a contatto in certi contesti.

«Gli Hantavirus a Rna, in genere, colpiscono gli animali insettivori come i topi di campagna – spiega Carlo Tascini, direttore della clinica di Malattie infettive all’ospedale di Udine – il contatto con gli animali infetti può causare l’infezione. Molti di questi virus non sono patogeni, altri invece, possono determinare patologie anche gravi, come la febbre emorragica con insufficienza renale e la sindrome polmonare, con polmonite interstiziale simile al Covid. Al momento, non è disponibile un vaccino e nemmeno una cura specifica riconosciuta – premette Tascini – si applica quindi una terapia sintomatica. I casi con una mortalità che arriva al 10%, in genere riguardano gli Hantavirus asiatici, mentre nelle altre forme l’incidenza scende molto al di sotto di questa soglia. Visti i numerosi casi che si sono verificati nella vicina Slovenia l’attenzione è alta, è possibile fare una diagnosi in regione, ma al momento non sono stati segnalati contagi».

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Non è così oltreconfine, dove oltre 200 persone si sono infettate, e in mancanza di un vaccino o una terapia specifica, l’arma di difesa più efficace è la prevenzione. Da qui una serie di indicazioni diffuse dal Dipartimento di prevenzione, specie per chi soggiorna in montagna o in collina, effettua escursioni, dedicandosi alla raccolta di funghi o di frutti di bosco. È bene lavarsi accuratamente le mani con acqua e sapone dopo aver toccato il terreno o la polvere ed evitare contatti diretti con i roditori, le loro urine o feci. In caso di pasti consumati all’aperto, gli alimenti non vanno messi a diretto contatto con il terreno e occorre vigilare per impedire che i topi possano raggiungerli.

È bene usare sempre guanti in lattice per l’eventuale rimozione delle carcasse e tenere i cani al guinzaglio nei boschi per evitare la predazione. Vegetali, frutti del bosco o funghi vanno consumati solo dopo accurato lavaggio e pulizia poiché possono essere fonte di infezione per via alimentare. Anche la polvere, specie negli scantinati, può essere una fonte di diffusione del virus, meglio quindi evitare soffiatori e umidificare le superfici polverose a rischio di contaminazione con feci o urine di topi prima di pulire i pavimenti con la scopa.

Il personale del Dipartimento di prevenzione evidenzia però che tale virus, in qualche misura è sempre stato presente sul nostro territorio e l’aumentata soglia di attenzione è direttamente proporzionale all’alto numero della popolazione di roditori e non dettata da un allarme sanitario.

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