Fondi ai Comuni, i sindaci di sinistra contro la giunta: «Pronti al ricorso al Tar»

Una trentina di primi cittadini contestano la concertazione. Fedriga: valutazioni della Regione, come con Serracchiani

UDINE. Sindaci che protestano per i fondi stanziati dalla Regione, minacce di ricorso al Tar e polemiche accese in Consiglio regionale. A Trieste per molti versi è parso di riavvolgere le lancette dell’orologio e di ritornare allo scontro tra giunta Serracchiani e “sindaci ribelli” al tempo delle Uti.

Certo, i primi cittadini di centrosinistra sono in numero inferiore – a piazza Oberdan se ne sono presentati una quindicina contro la cinquantina di media che raggruppava il centrodestra –, meno barricaderi e più rispettosi – con la presentazione di un apposito documento al posto di striscioni di protesta srotolati in Aula –, ma comunque con l’appoggio dei principali partiti di opposizione, Pd in testa, e con il medesimo substrato, cioè l’accusa, nemmeno velata, alla maggioranza che governa la Regione di aver privilegiato, oggi come allora, i Comuni della propria area politica.


Tra giovedì e venerdì, entrando nel dettaglio, sindaci e Pd hanno preparato un documento – firmato alla fine da 37 sindaci e da una settantina di amministratori tra assessori e consiglieri comunali d’area – in cui, prima di tutto, si sostiene come «scorrendo l’elenco dei 132 progetti finanziati ci si trova costretti a segnalare con estremo disappunto come le decisioni della giunta regionale, a nostro parere, non rispettino i principi generali della “nuova concertazione” e presentino forti tratti di soggettività e discrezionalità». È difficile, poi, secondo i firmatari «considerare di rilevante interesse regionale interventi come la ristrutturazione di sale consiliari, il completamento di marciapiedi o di piccoli tratti ciclopedonali locali, la ristrutturazione di municipi, la messa in sicurezza di viabilità prettamente comunale o adeguamenti e manutenzioni di aree giochi o sportive locali». E chiedendo «criteri trasparenti, oggettivi e non discrezionali e, auspicando non serva, ci riserviamo qualsiasi iniziativa legale a tutela dei nostri Comuni e delle nostre comunità».

I sindaci, quindi, si sono ritrovati all’esterno di piazza Oberdan per un sit-in di protesta e una loro rappresentanza, guidata dal primo cittadino di Palmanova Francesco Martines, ha poi incontrato l’assessore Pierpaolo Roberti. «Non siamo qui a fare la lotta tra Comuni – ha detto –, ma per richiedere trasparenza e oggettività nelle scelte. Se si scrivono dei criteri di selezione dei progetti, questi vanno rispettati. Questa ripartizione dei finanziamenti richiede una comunicazione a Prefetti e Corte dei conti e la valutazione su un’eventuale ricorso al Tar». A fargli eco, quindi, ci ha pensato il sindaco di San Vito al Tagliamento Antonio Di Bisceglie per il quale «questa è stata tutto tranne che una concertazione, visto che si è trattato di scelte della giunta in base a criteri difficili da capire».

La protesta, quindi, si è spostata in Aula con i consiglieri del Pd che, alla fine della discussione sull’articolo di legge in materia in assestamento, hanno appoggiato polemicamente una serie di cappelli sui propri banchi a indicare come i sindaci debbano andare a chiedere fondi alla Regione con, appunto, il cappello in mano. A loro hanno risposto prima Massimiliano Fedriga e quindi lo stesso Roberti. Il presidente ha detto di essere di fronte «a un’iniziativa politica, tutt’altro che spontanea, di una decina di sindaci spinti da un partito politico che li ha invitati a presentarsi in Consiglio a contestare quelle che sono valutazioni della giunta, soggettive esattamente come lo erano quelle del centrosinistra». Roberti, invece, ha sostenuto che «chi parla di criteri da utilizzare non sa cosa dice, perchè, altrimenti, questa non sarebbe stata una concertazione, bensì un bando».

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