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Covid, la situazione in Friuli in 5 grafici: i contagi sono tornati ai livelli di ottobre ma ci sono meno morti e ricoveri

L'analisi dell'esperto: "Se venissero applicati i criteri iniziali per la definizione dei colori delle zone, Pordenone, con le vecchie regole, sarebbe giù in zona gialla". Il picco in Italia è atteso per Ferragosto

UDINE. Siamo tornati ai livelli di contagio da Sars-Cov2 della scorso ottobre quando i casi settimanali di Covid, in una settimana, oscillavano tra 282 e 623 unità. A differenza di allora, oggi abbiamo pochissime misure anti contagio da rispettare, ma dobbiamo presentare il Green pass per entrare nei luoghi pubblici, e un livello di vaccinazione che dieci mesi fa era inimmaginabile.


A parità di casistica, l’immunizzazione fa la differenza: se dallo scorso 29 giugno abbiamo registrato un solo decesso, allora i morti erano almeno tre a settimana. Analoga la situazione in terapia intensiva: oggi i pazienti sono tre, lo scorso autunno nel giro di una settimana vennero accolti almeno 14 pazienti. Nonostante dal confronto le conseguenze della quarta ondata risultino meno pesanti, questo fatto non deve farci stare tranquilli perché il picco potrebbe essere davvero dietro l’angolo. A livello nazionale, gli analisti prevedono di raggiungerlo intorno a Ferragosto.



La situazione in regione
«In assenza di misure anti contagio è più difficile stimare il picco proprio perché dipende molto dalle precauzioni che si prendono» spiega il docente di Informatica medica del dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’ateneo udinese, Vincenzo Della Mea, che non ha mai smesso di aggiornare il suo database sul Covid.

Anche lui avrebbe preferito rinviare le analisi, ma purtroppo la curva ha ripreso a correre. Ha ripreso a salire in modo diverso, su questo punto Della Mea è chiarissimo: «In questo momento a livello di contagio siamo ai livelli di ottobre, abbiamo quasi raggiunto il picco della prima ondata quando avevamo 600 positivi a settimana, 60 morti e 50 persone in terapia intensiva. Se ripensiamo al passato, in questo momento, non c’è l’effetto sul sistema sanitario regionale che abbiamo visto in passato. Ma nonostante ciò non dobbiamo far finta di niente». Anche Della Mea ricorda che il virus, il Sars-CoV2 c’è e continua a mutare.

Effetto vaccini
È evidente che a parità di contagi i minori decessi e ricoveri sono il frutto della campagna vaccinale iniziata lo scorso 27 dicembre. Auspicando che le adesioni all’immunizzazione continuino ad aumentare, Della Mea si sofferma su un dato: «Se venissero applicati i criteri iniziali per la definizione dei colori delle zone, Pordenone, con le vecchie regole, sarebbe giù in zona gialla. Oggi invece per finire in zona gialla è determinante la percentuale di occupazione delle terapie intensive (10) e dei reparti Covid di area medica ( 15%). Oggi per finire in zona gialla, il Friuli Venezia Giulia deve avere 18 pazienti ricoverati in terapia intensiva.

 

«Con i numeri di contagiati attuali, lo scorso autunno abbiamo registrato il picco il 22 novembre, probabilmente a quella data eravamo già in zona rossa» continua il professore auspicando di non dover attraversare lo stesso percorso che, come detto, è atteso tra due settimane. Pur senza sbilanciari con stime e previsioni, Della Mea ricorda che «la minor ospedalizzazione non significa che possiamo far finta di niente».

Al contrario dobbiamo continuare a mantenere il distanziamento sociale all’interno e all’esterno se le condizioni non permettono di stare un metro l’uno dall’altro. L’invito è rivolto soprattutto ai giovani finiti, negli ultimi giorni, sempre più numerosi negli elenchi dei contagiati. «Sono quelli che hanno minori conseguenze dall’infezione, ma sono anche quelli che possono trasmettere il virus a genitori e nonni magari non vaccinati».

La variante Delta, in effetti, risulta più trasmissibile delle altre ed è proprio questo aspetto a favorire la quarta ondata della pandemia. E se nel mirino sono finiti i festeggiamenti per la vittoria conseguita agli Europei di calcio, Della Mea ricorda che gli Europei fungono da innesto. E per quanto riguarda i le misure anti contagio da far rispettare, il professore aggiunge: «Tutti quello che sono rientrati dall’estero hanno dichiarato di non essere stati sottoposti a controlli in Italia».

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