Contenuto riservato agli abbonati

Trent’anni fa l’ultima arrampicata di Daniele «A soli 29 anni ha cambiato il modo di praticare l’alpinismo»

Daniele Perotti morì il 6 agosto del 1991 sulla Marmolada: amici e colleghi ricordano l'alpinista udinese 

Il 6 agosto di trent’anni fa Daniele Perotti, 29 anni, udinese, muore sulla Marmolada durante un’arrampicata. Ogni decennio dalla scomparsa i suoi amici si ritrovano per ricordarlo. Pubblichiamo le parole di uno di loro, Valerio Libralato, istruttore nazionale di arrampicata libera del Cai, che ha a lungo arrampicato con lui.

UDINE. Lo squillo del telefono, una voce tesa all’altro capo: “Daniele… è volato, in Marmolada”. Il silenzio non è stato solo la chiusura di una telefonata difficile, è stato il tono predominante dei giorni successivi. Per qualcuno un silenzio non solo di parole, ma per molto tempo anche di arrampicate, da riprendere e lasciare ciclicamente. Come è ciclico il ricordo, l’anniversario. Dieci, venti, questa volta trent’anni. Il 6 agosto del 1991 Daniele Perotti vola in Marmolada e oggi ci piace ancora ricordarlo.


Udinese, classe 1962, Daniele è stato un fortissimo arrampicatore, interprete assoluto dell’evoluzione alpinistica degli anni 80. Fratello minore di Maurizio, istruttore Nazionale del Cai. Figlio d’arte del papà Nino, accademico del Caai e direttore della scuola di alpinismo, rigoroso e severo, ma che in occasione della sua scomparsa ne ha scritto un ricordo dolcissimo. Daniele frequenta il corso roccia nel 1979 e inizia a scalare con il suo primo compagno, Valter Bernardis (Asterix), su difficoltà allora non consuete per i novizi dell’alpinismo, sui Pirenei, sulle Tre Cime di Lavaredo lo Spigolo Giallo. Gli anni successivi in progressione e in leggerezza: Giulie, Carniche, Dolomiti, Pale di San Martino, il Monte Bianco. Le prime vie attrezzate da Attilio de Rovere sul Pal Piccolo, l’arrampicata pura a Finale Ligure, Arco, il Verdon e Buoux. Ma mentre per alcuni la falesia sostituisce le scalate in montagna, Daniele continua a frequentare le crode. Sceglie le scalate artificiali degli anni Settanta, che cominciano a essere ripetute in arrampicata libera, e le vie moderne con alte difficoltà. Le vie famose in Dolomiti, Marmolada in primis, i nuovi gioielli in Friuli, Avanza e Chianevate. Poi il sogno, la nuova meta: “La via attraverso il Pesce” della Marmolada, con il compagno giusto, Gian Franco Ferrari, silenzioso e talentuoso allievo del corso di arrampicata.

Ironico, rivoluzionario, irriverente, anarchico, scanzonato, libero nel suo modo d’essere. Instancabile, leggero e istintivo, straordinariamente resistente, visionario nel suo modo di arrampicare. “Immortale”, come ha scritto Manolo, come ti senti a vent’anni. Di quegli anni si è scritto e se ne scrive ancora. Ma al di fuori degli addetti ai lavori se ne sa poco o nulla. Arrampicata è diventato sinonimo di sport estremo, avventura, rischio: termini che piacciono e trasformano gli arrampicatori in eroi. Ma noi tutto eravamo meno che eroi, specialmente Daniele. Un gruppo di amici a cui piaceva arrampicare, che da un sogno ha fatto una piccola rivoluzione portando un cambiamento nel modo di vedere, di praticare e di raccontare l’alpinismo. Di tutto questo spirito Daniele è stato il prototipo. Il più forte, il più “esagerato” come piaceva dire a Mauro Florit, compagno di scalate e ora accademico del Caai. Ma con Daniele diventavamo tutti esagerati: Asterix, Stefano Gri, Giorgio Bianchi (Bunny), Gian Franco Ferrari, io e tutti gli altri amici, che hanno salito con lui le loro vie più difficili.

Ma ricordare Daniele non è solo parlare di arrampicata, nonostante fosse il suo “senso della vita”. “L’ultimo stadio dell’arrampicare è il non arrampicare”, ha scritto Bernard Amy. Daniele scanzonato e passionale impersonificava quell’ultimo stadio. Il sogno, la proiezione dell’arrampicata nella voglia di vivere, un traguardo interiore, non un’impresa. Non cercava celebrità, arrampicava solo per gioia, solo con gli amici. L’ultima volta ci siamo ritrovati a Sappada nella taverna di amici, Daniele in viaggio verso il suo ultimo sogno. Ha preso in braccio mia figlia e l’ha fatta volare in alto: “Ride, sarà una climberessa”. Due giorni dopo, in Marmolada, sei volato tu.

Video del giorno

Tokyo2020, Draghi a Jacobs: "Non volevo disturbarti durante intervista, è colpa di Malagò"

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi