Il titolare del locale chiuso: «Così la montagna non resiste»



/ arta terme


«Due pesi due misure, due modi di vedere il mondo». Così Massimo Peresson, ex amministratore regionale e ristoratore, classe 1960, commenta la vicenda che ha portato all’intervento delle forze dell’ordine nella notte di venerdì nell’agriturismo Randis, di cui assieme alla famiglia è proprietario. Polizia e Finanza hanno contestato il mancato rispetto delle normative anti Covid durante l’evento “Aperitivo in giardino”, comminando una sanzione e 5 giorni di chiusura. Peresson difende la posizione degli esercenti montani: «Difficile resistere in montagna con due stagioni invernali e due primavere annullate e nella stalla 50 animali da sfamare. Non è stato facile rimanere sereni quando a ogni ripartenza si prolungava la zona gialla, quella arancione o la temutissima zona rossa, a cambiare i programmi e far affievolire la speranza di poter andare avanti. Avrei voluto vedere – replica l’esercente – se lo stesso schema di chiusura fosse stato usato con il comparto balneare. L’accanimento è stato rivolto alla montagna. Mezzo ettaro di spiaggia con mille o più persone o un ettaro di prato con 500 persone? – tuona Peresson –. Da me c’erano 20 metri quadrati per ogni persona in spiaggia uno o due». Le valutazioni finali dell’esercente, riguardano i giovani e la loro già dura prova di vivere la montagna in un’epoca di pandemia. «I giovani che nell’autunno 2019 hanno compiuto la maggiore età – considera Peresson – si ritrovano ora senza aver vissuto la spensieratezza che si vive a quell’età. Povera generazione questa, alla quale sono stati tolti due anni di vita. Uno Stato – conclude – deve garantire la libertà non la clausura, uno Stato deve difendere il diritto al lavoro, non la chiusura delle aziende». —

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