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Welfare, parità e formazione: così riparte il mondo del lavoro

Dopo lo stop imposto dal Covid, in regione già depositati in sei mesi 15 nuovi contratti integrativi

UDINE. Ricerca di figure professionali adatte, rinnovo dei contratti integrativi aziendali, parità uomo-donna in ufficio, sussidi e formazione. Il mondo del lavoro nel post Covid sta ripartendo con tutta una serie di temi sul tavolo che necessitano di soluzioni che consentano di dare slancio alla ripresa.

Dopo lo stop imposto dal Covid nel 2020, quest’anno tornano a crescere in modo significativo i contratti di secondo livello, ovvero gli accordi integrativi aziendali, oltre a quelli siglati a livello regionale e provinciale.

Un dato importante che, per la Cisl del Friuli Venezia Giulia, segna un ritorno alla vitalità della contrattazione cosiddetta decentrata. A rilevare la ripresa è proprio l’Osservatorio sulla contrattazione decentrata (Ocsel), che ogni anno monitora i contratti firmati e ne mappa i contenuti. Nello specifico, a fronte dei 7 accordi registrati dalla piattaforma Ocsel nel 2020, a luglio 2021 ne risultano già 15 depositati, mentre, a guardare il quadriennio 2018-2021, i numeri balzano a 81.

Quanto ai temi, ai primi tre posti troviamo i diritti sindacali, il salario e l’orario di lavoro ricollegato all’organizzazione o riorganizzazione dell’azienda e inteso prevalentemente come distribuzione delle ore, flessibilità, straordinari e turni.

«Tuttavia – sottolinea la Cisl Fvg – registriamo anche 8 accordi che riguardano il welfare aziendale (fondi integrativi, miglioramento delle disposizioni normative, servizi aziendali e convenzioni), 10 l’ambiente, salute e sicurezza e 5 le pari opportunità.

È chiaro che su questi temi – e su quelli dell’occupazione in generale – quella della contrattazione di secondo livello è una partita importante su diversi fronti. Mentre in questi anni abbiamo assistito al fiorire, sul nostro territorio, di accordi ispirati al welfare e legati alla produttività (al netto della partita Covid), sono ancora troppo pochi gli accordi aziendali, pubblici e privati, che, ad esempio, affrontano in modo originale il tema delle pari opportunità, trovando soluzioni innovative al problema della conciliazione».

Eppure su questo capitolo, per la Cisl Fvg, ci sarebbe molto da dire, se si considera che – stando a un’analisi del sindacato – il lavoro delle donne è sempre più improntato al part time involontario, che da noi arriva addirittura al 15%, contro il 5% di Austria, il 2% di Croazia e l’1% di Slovenia.

Si tratta evidentemente di un dato che non può essere sottovalutato perché riflette due problemi sostanziali: le difficoltà di accesso delle donne al mercato del lavoro e una possibilità di scelta, rispetto all’occupazione desiderata, fortemente limitata da alcuni fattori condizionanti, a partire dalla carenza di servizi e di politiche finalizzate alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Contrattazione e politiche attive del lavoro sono le due gambe fondamentali per far tornare a correre l’economia e l’occupazione del Friuli Venezia Giulia.

La platea che oggi, in regione, beneficia di politiche passive risulta piuttosto ampia: quasi 23 mila persone coinvolte dal reddito di cittadinanza in questo primo semestre del 2021 e circa 13 mila flussi di prima liquidazione della Naspi.

Persone che – per la Cisl – richiedono risposte tempestive e concrete da parte di un sistema forte, fatto di strumenti istituzionali precisi, formazione mirata e reale, sindacato e imprese pronte a collaborare sotto il minimo comune denominatore delle politiche attive.

Al centro resta la formazione, asse portante di una ricollocazione di qualità, tarata sui fabbisogni del territorio.

E così, dopo il picco negativo del secondo semestre 2020, torna, ad esempio, a crescere la richiesta di formazione professionale, con l’avvio, nel primo trimestre di quest’anno, di 2.643 azioni formative proposte dalla Regione per un totale di quasi 2.000 nuovi utenti coinvolti, al netto di quelli già inseriti strutturalmente in percorsi di formazione.

Così come sta tornando progressivamente in positivo l’attività di matching svolta dei centri per l’impiego con, nel secondo trimestre 2021, 2.828 nuove posizioni aperte e 1.466 richieste di lavoro pervenute agli uffici di collocamento.

Se da una parte si conferma il trend delle domande di lavoro che riguardano personale ad elevata qualificazione, tecnici industriali e informatici, dall’altra parte l’incremento delle assunzioni si deve soprattutto al contratto in somministrazione e al lavoro a tempo determinato, con un significativo aumento del lavoro parasubordinato, cresciuto tra il 2021 e 2021 del 17,8%. 

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