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Arteni veste il Friuli da 60 anni e festeggia con i dipendenti

TAVAGNACCO. Con sessant’anni di storia alle spalle, di pagine per scrivere un libro ne servirebbero tante. Una storia fatta di soddisfazioni, fatiche, gioie, sacrifici, dedizione e impegno. Un po’ come la vita di tante altre famiglie friulane. Già, perché Arteni, prima ancora che sinonimo di abbigliamento per chiunque abiti in regione, è una storia familiare che appartiene all’intero Friuli.

Mercoledì 15 settembre la grande famiglia Arteni si ritroverà per una cena nell’area festeggiamenti di Tavagnacco. Oltre cento persone, tra dipendenti ed ex dipendenti, sedute alla stessa tavolata, rigorosamente distanziate come le attuali norme sanitarie prevedono.

Una serata che “gli Arteni” hanno voluto per ringraziare tutti i loro collaboratori che in questi anni hanno contribuito alla crescita del gruppo. «A tavola ci si confronta, ci si guarda negli occhi, si ricorda il passato e si pensa al futuro» spiega Gianni, che, dopo aver spento il 13 agosto scorso le 84 candeline, si appresta ora a soffiare sulle sessanta posizionate sulla torta Arteni.

Correva il 1961 quando, esattamente nel luglio di sessant’anni fa, Gianni e il fratello Sergio aprivano in via Cotonificio a Feletto Umberto un piccolo negozio di tessuti, confezioni e mercerie. La loro «maestra sarta», come la ricorda lo stesso Gianni, era la sorella Nella. «È a lei, scomparsa prematuramente a soli 38 anni – racconta il patron del gruppo – che dobbiamo tutto quello che è successo dopo».

Gianni, allora ventiquattrenne, aveva appena finito il servizio militare e lavorava mezza giornata a Cividale per poter portare avanti la piccola attività che iniziava pian piano a crescere. Da lì la decisione di spostarsi, nel 1973, nella piazza principale in un negozio quattro volte più grande. Ed è proprio qui che Arteni iniziò la sua corsa imprenditoriale che ha portato il gruppo ad arrivare oggi ad un fatturato di 26 milioni di euro dando lavoro, complessivamente, a circa 170 dipendenti. Da qui Arteni ha segnato la storia dell’abbigliamento non solo del Friuli, ma dell’intero nord Italia, diventando uno dei primi multistore del Paese.

All’epoca esistevano solo le “svendite”, quelli che oggi chiamiamo saldi. Ebbene, Arteni, così come ricorderanno senz’altro migliaia di famiglie, inventò per primo anche le prevendite.

Uno spirito imprenditoriale e un modo di vendere all’avanguardia, capace di stare sempre al passo con i tempi e di capire, soddisfare, c’è chi dice coccolare, i clienti. «I tempi cambiano le regole – racconta Gianni –. È sempre successo nel mondo».

Dalla piazza di Tavagnacco, dunque, negli anni Ottanta il vero e proprio salto, con l’apertura nello stesso comune, ma sulla Pontebbana, del grande punto vendita con articoli prima solo sportivi, poi abbigliamento e anche casa. Un vero e proprio quartier generale di oltre 20 mila metri quadrati su cui hanno investito tutti i componenti della famiglia, ovvero le tre generazioni che guidano ancor oggi l’azienda. Anche se, dal punto di vista societario, adesso i due amministratori delegati sono Cristina, la figlia di Gianni e Adriana, e Matteo, figlio di Sergio e Luciana. A loro si affiancano poi Tiziana, l’altra figlia di Gianni, che si occupa in particolare di intercettare le migliori nuove tendenze sui mercati, e il nipote Tommaso.

Oggi il gruppo, oltre a quello virtuale sul web, tra negozi a marchio Arteni e a marchio proprio conta 12 punti vendita, tutti in Friuli. «I nostri investimenti – spiega ancora Gianni – li abbiamo fatti su territorio dell’Udinese, a dimostrazione della grande voglia di lavorare a casa nostra. Qualcuno penserà che è limitativo, ma è segno della nostra passione di avere a che fare con il territorio».

Il futuro, almeno quello immediato, non può non fare i conti con la pandemia. «Per fortuna, anche se ci stiamo ancora leccando le ferite – prosegue Gianni – il mercato si sta riprendendo. Il Covid ha cambiato tutto, a livello personale, su come percepiamo la vita e quindi anche su come facciamo gli acquisti. Adesso è il momento di guardare al presente e i ragionamenti sul futuro li faremo in seguito. Ci vuole prudenza, buon senso e tocca restare con i piedi per terra». E se lo dice chi per gli affari ha sempre avuto fiuto, c’è da crederci. Si spengano intanto le sessanta candeline e auguri di buon compleanno.

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