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Il Nordest del Prosecco fa muro contro il Prošek croato

UDINE. Produttori, associazioni di categoria, politici: il Nordest del Prosecco, le bollicine più famose del mondo, un affare da oltre 500 milioni di bottiglie l’anno, fa muro contro le pretese della Croazia di iscrivere il Prosek, vino passito da dessert, come indicazione di origine tipica. I produttori, in particolare, insorgono non tanto e non solo per gli effetti negativi che l’omonimia potrebbe avere sulle vendite di Prosecco, ma soprattutto per il precedente che verrebbe a crearsi, rendendo pericolosamente lecita l’aspirazione di chissà quante altre piccole produzioni estere a vedersi riconosciute. Stavolta a discapito dell’Italia, in futuro chissà.

A sentire Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi e di Borgo Conventi sul Collio, uno dei maggiori produttori di Prosecco, con oltre 16 milioni di bottiglie messe sul mercato nel 2020, la partita rischia infatti di avere contraccolpi anche oltre confine. «Penso alla Francia e alla Spagna, Paesi che hanno tutto l’interesse ad appoggiarci in questa controversia, perché – afferma – a loro volta hanno tante eccellenze da preservare».

Ora però tocca all’Italia. «Che dovrà difendersi in tutte le sedi possibili. I prossimi 60 giorni saranno determinanti. I Consorzi – Prosecco Doc, Asolo Prosecco Docg e Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg - dovranno presentare le dovute opposizioni perché questo riconoscimento non vada in porto. Non è una cosa accettabile. Finirebbe per far confusione nel consumatore» denuncia l’imprenditore rilevando poi che «è vero, oggi il Prosek viene prodotto come vino dolce, ma domani? Chi ci dice che i croati non si mettano a farlo anche in versione spumante?».

In Friuli Venezia Giulia il leader nella produzione dello spumante a base Glera è la Cantina la Delizia, la grande cooperativa di Casarsa – conta oltre 400 soci – che produce poco meno di 15 milioni di bottiglie di Prosecco l’anno. «Siamo al fianco del presidente del Consorzio Prosecco Doc, Stefano Zanette, e ci batteremo con lui perché il riconoscimento del vino croato non vada in porto» dice Mirko Bellini, direttore generale della cantina friulana, che però guarda al rischio con freddezza, da navigato commerciale, che si dice più preoccupato della breccia che questa vicenda, se conclusa con una vittoria dei croati, potrebbe aprire nel muro della tutela dei prodotti italiani.

Sulle barricate Coldiretti che parla di «Un precedente pericoloso». Ma anche «un intervento in totale contraddizione con una recente sentenza della Corte di giustizia dell’Ue che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale e ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Ue», afferma il direttore regionale Cesare Magalini. «Si tratta dell’ennesimo tentativo di plagiare il successo del Prosecco nazionale – osserva Magalini – dopo i tentativi smascherati in passato della vendita di falso Prosecco alla spina a quello in lattina».

Sulla stessa linea pure Confagricoltura Fvg. «Il pericolo di confusione da parte soprattutto di coloro che non conoscono il prodotto (ma solo il nome) è assai grande e potrebbe indurre in reale inganno chi lo acquista - si legge in una nota di Confagricoltura - . La situazione, purtroppo, è speculare rispetto a quella del Tocai. Le vendite del Prosecco hanno trainato il nostro export negli ultimi anni e anche durante la pandemia hanno tenuto bene, a sostegno di tutta la filiera produttiva del Friuli e del Veneto, che non può essere danneggiata».

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