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Il piano del governo: obbligo di Green pass per tutti i lavoratori

Con due mosse il governo prova ad accelerare sulla campagna vaccinale per mettere la museruola al virus e far riprendere in sicurezza anche il lavoro.

La prima è partire già dal 20 settembre con la terza dose ai tre milioni di immunodepressi, oncologici, trapiantati e con malattie autoimmuni che rischiano di non essere più protetti.

Il countdown lo hanno fatto partire Speranza e Figliuolo dopo una riunione che ha già scalettato le prossime tappe dell’operazione “booster”: Rsa e over 80.

La seconda mossa è quella di procedere speditamente verso l’obbligo del Green pass a tutte le categorie di lavoratori, del pubblico e del privato.

Lo vuole Draghi, convinto che per far riprendere appieno i giri delle nostra economia serve mettere in sicurezza quei circa tre milioni in età lavorativa che il vaccino non lo hanno ancora fatto.

La pensano così anche quasi tutti i suoi ministri. Ora anche con il placet della Lega. O almeno della sua ala governista, capeggiata da Giorgetti, spalleggiata a sua volta dalla pattuglia di governatori del Carroccio, preoccupati più di dare certezze alle imprese che di lisciare il pelo ai no-vax.

Lunedì 13 settembre il ministro dello Sviluppo ha ammesso che «quella di estendere il Green pass è un’ipotesi in discussione».

Perché «l’esigenza delle imprese è di avere la sicurezza per chi opera nei reparti, visto che un solo contagiato, al netto delle conseguenze sanitarie, rischia di far chiudere tutta l’azienda».

E che la Lega abbia deciso almeno per ora di sotterrare l’ascia di guerra lo dimostra la decisione di non presentare più emendamenti al primo decreto sul Green pass in discussione al Senato, che con un emendamento verrà accorpato al secondo varato la scorsa settimana.

Al ministero del Lavoro si continua a lavorare per arrivare prima del nuovo decreto ad una intesa con le parti sociali. Ossia con il sindacato, visto che Confindustria l’obbligo lo richiede da tempo.

I confederali temono che con la scusa del Green pass obbligatorio gli imprenditori finiscano per allentare le norme di sicurezza in vigore.

Ma Orlando li ha già rassicurati dichiarando inderogabili i protocolli approvati il 6 aprile scorso.

La cabina di regia dovrebbe essere convocata giovedì e poi a seguire il Cdm darebbe il via libera nella stessa giornata al decreto.

Ma alla fine si potrebbe decidere anche di far slittare tutto di una settimana per varare in un unico provvedimento l’obbligatorietà per statali e privati.

Anche perché sarebbe difficile spiegare ai dipendenti pubblici che loro devono mostrare il Green pass per entrare in ufficio e chi lavora magari più a stretto gomito nelle imprese no.

E poi se l’obiettivo è proteggere almeno il 90% degli over 12 con il vaccino, allora bisogna puntare soprattutto sugli oltre due milioni e mezzo di lavoratori non ancora vaccinati del privato, visto che quelli della Pa non sono più di 300mila.

Comunque sia l’entrata in vigore del decreto sarebbe spostata a non prima di lunedì 18 ottobre, quando guarda caso si vota per il secondo turno delle amministrative, anche se lo slittamento serve a dare tempo per prenotarsi e ottenere poi il certificato che viene rilasciato solo 15 giorni dopo la prima puntura.

Il dado comunque è oramai tratto. Nel pubblico impiego la proposta di Brunetta è di estenderlo a tutti i dipendenti, compresi quelli che lavorano lontani dal pubblico.

I controlli avverrebbero tramite una app fotocopia di quella in uso nella scuola e che spetterebbe ai capo ufficio verificare.

E il presidente della Conferenza delle regioni, Massimiliano Fedriga, chiede di cancellare i limiti di capienza per cinema e teatri dove senza certificato verde non si entra. —

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