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Il questore telefona all’imprenditrice e al marito: «Li abbiamo presi, ve lo dovevamo»

Alida e Carlo Brescancin con le figlie (frame tratto dal servizio di Telefriuli a firma Daniele Micheluz)

PORDENONE. A casa Brescancin il telefono ha squillato alle 7 di martedì 14 settembre. Alla cornetta il buongiorno è arrivato da un interlocutore d’eccezione: il questore Marco Odorisio. Il numero uno della polizia di Pordenone ha voluto informare personalmente la coppia di imprenditori della cattura dei responsabili della rapina. «Questa mattina ho contattato la signora Alida e il marito Carlo Brescancin – ha spiegato il questore – e ho dato loro la notizia. Era un nostro dovere dare una risposta alla vittima della rapina e ai suoi familiari, al marito e alle figlie, ma anche alla comunità pordenonese. Troppo spesso ci dimentichiamo delle vittime, qui c’è una famiglia che ha sofferto e sta ancora soffrendo. È una ferita difficile da rimarginare. C’è stata commozione reciproca, a loro ho detto: una risposta ve la dovevamo».

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Odorisio ha sottolineato come si tratti di «un reato odioso e vigliacco, se la sono presa con una donna inerme, in un momento di tranquillità». Il questore ha evidenziato come l’intervento della figlia Maddalena Brescancin sia stato provvidenziale, quella sera dell’8 febbraio, nel salvare la madre Alida da conseguenze peggiori. Sette mesi dopo, sono scattate le misure di custodia cautelare. A raccontare le emozioni suscitate dalla telefonata di Odorisio è Carlo Brescancin, al timone dell’azienda di famiglia che a Cordenons si occupa della produzione di scaffali professionali.

«È stata una bella notizia – ha affermato l’imprenditore –. Abbiamo ringraziato stamattina il questore direttamente. La moglie Alida è qui seduta sulla poltrona: è contenta anche lei. È stato un brutto momento. Per poco l’Alida non ci rimetteva la pelle. Se non fosse arrivata mia figlia quella sera... Mia moglie non respirava più, avevano usato il nastro americano, quello grigio, che non si riusciva nemmeno a tagliare con le forbici».

Per la famiglia Brescancin è stato un sollievo apprendere dal questore Odorisio della soluzione del caso.«Cercavano me, ma – ha rivelato Carlo Brescancin – sono stato trattenuto in fabbrica, questo mi ha salvato da una rata di botte. Hanno chiesto a mia moglie dove fossi, mi aspettavano. Sapevano già tutto della casa, qualcuno glielo ha detto. Mai più avrei creduto che si trattasse di gente del paese. Lo abbiamo saputo ora. Io non li conosco, anche se è venuto fuori che abitano nelle vicinanze».

Le indagini della squadra mobile proseguono per individuare i fiancheggiatori. «Non è tutto finito, questo è il primo round», ne è consapevole Carlo Brescancin. L’imprenditore ha concluso con un auspicio: «È bello, ora speriamo che non li liberino».

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