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Estorsione agli ambulanti, all’alba blitz delle forze dell’ordine in uffici, case e negozi degli arrestati

BIBIONE. Accanto alle aiuole e ai messaggi di benvenuto, all’alba di mercoledì 15 settembre a Bibione sono spuntate le auto di polizia, carabinieri e guardia di finanza.

Un dispiegamento di forze discreto, ma che ha “passato a pettine” ogni singolo ufficio, abitazione o pertugio che il clan avesse a disposizione.

Gli uomini della Dia hanno raccolto il materiale ritenuto interessante incrociandolo con le intercettazioni autorizzate dalla magistratura.

 

Il blitz è scattato prima dell’alba e la prima mossa è stata quella di portare a Trieste (la cui procura antimafia è competente per territorio) tutti gli arrestati.

Poi gli specialisti si sono presentati in uffici, aziende e altri luoghi scelti perché di proprietà delle persone arrestate o in loro uso.

Uno tra i primi posti sono stati il ristorante “Al Ponte”, di  proprietà del presidente dell’Ascom Giuseppe Morsanuto, che si trova accanto alla rotatoria d’infresso della località, quella con tutti i fiori e la scritta “Bibione 2021”.

Pochi chilometri e la Dia si è fatta aprire gli uccidi della Confcommercio territoriale, organismo presieduto proprio da Morsanuto. Anche qui sono tati raccolti e sequestrati documenti e memoria di computer e telefoni.

Nello stesso momento altri investigatori della guardia di finanza passavano a setaccio il “Megastore” di corso del Sole 101. Anche qui sequestro di documentazione e memoria di computer e cellulari a disposizione, trovati nel negozio.

Gli inservienti, alcuni africani, altri asiatici, sono ammutoliti davanti alle divise, ma appena finita la perquisizione, protrattasi per oltre due ore, hanno riaperto i battenti del market per i turisti settembrini.

Infine il municipio di San Michele al Tagliamento. Qui gli uomini della Dia hanno sequestrato la documentazione riguardante la delibera di giunta per la limitazione degli spazi alla manifestazione “I giovedì del Lido del Sole” di cui la banda voleva gestire l’organizzazione controllando chi poteva esporre e chi no.

Un altro gruppo di investigatori hanno guidato i cani anti armi del Nucleo guastatori dell’Esercito in alcune zone. Ma un altro gruppo di specialisti con unità cinofile è stato scortato in abitazioni e imprese a disposizione del gruppo criminale: sono i cani specializzati nella ricerca di soldi contanti.

Secondo le intercettazioni, infatti, la banda era riuscita a mettere da parte un “tesoretto” di svariate centinaia di migliaia di euro in contanti, soldi che, secondo un’ipotesi investigativa, dovevano servire a corrompere funzionari per fare “girare al largo” commercianti concorrenti.

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