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Il “duello” dei Ciriani: in tv la prof fa i nomi di chi l’avrebbe boicottata e il sindaco ribatte: «Vada in procura o si prepari a una querela»

PORDENONE. Anna Ciriani non molla. Lo aveva detto al Messaggero Veneto, rincara la dose in televisione – martedì 14 settembre su Fvg Channel, ospite di Alberto Comisso – dove ha fatto i nomi di tutti, non risparmiando critiche che aveva già ampiamente argomentato nei giorni scorsi.

Ma questa ulteriore uscita ha disturbato il primo cittadino, scatenando la guerra dei Ciriani. Il messaggio del sindaco, affidato ai social, è chiaro: «Vada a sporgere denuncia, così, davanti a un giudice, potrà far valere le sue ragioni o pagare le conseguenze delle sue affermazioni. Se non lo farà lei, lo faremo noi».

Da giorni la professoressa che si era candidata nella civica Amiamo Pordenone va ribadendo la ricostruzione di quanto ha portato alla sua esclusione e così ha fatto anche ieri sera: nè i certificatori – e martedì sera ha aggiunto i nomi parlando degli avvocati e consiglieri Francesco Ribetti e Matteo Brovedani –, nè la vicesegretaria del Comune che ha ricevuto l’incartamento, tanto meno la commissione elettorale, le hanno segnalato la mancanza di un timbro di raccordo tra i fogli delle candidature eppure, dovendo raccogliere solo 66 firme, i fogli erano due appena e l’errore avrebbe dovuto essere lampante. «Ad altre liste – ha ribadito – è stato segnalato».

I certificatori hanno il compito di autenticare le firme nel senso di verificare la corrispondenza tra l’identità di chi sottoscrive e la firma apposta mentre la validazione della lista spetta alla commissione. Ma la professoressa è stupita ugualmente che non si siano accorti della difformità.

Dubbi che però non hanno trovato alcuna sponda nei giudici del Tar, nè in quelli del Consiglio di Stato. Anna Ciriani ha anche ripetuto con indignazione che la sera del 30 agosto, dopo la consegna, prima che la commissione elettorale si riunisse ufficialmente (ma dopo che aveva fatto un primo esame), il vicesindaco della città ha lasciato in intendere in un post su Fb che la lista avesse riscontrato dei problemi.

«Come faceva a saperlo se noi siamo stati avvisati il pomeriggio del 31?» e non ha lesinato critiche sulla foto irridente scattata «in ufficio con dietro le bandiere dell’Italia, del Comune e della Regione».

La reazione del candidato del centrodestra e omonimo Ciriani (Alessandro) è arrivata tramite i social già nel pomeriggio. Prima di far intendere che è pronto a fare querela ha scritto: «La signora Ciriani (Anna) continua a sostenere di essere stata vittima di un’oscura macchinazione: un complotto ordito ai suoi danni per escluderla dalle elezioni.

Il puparo, ovviamente, va cercato nei miei dintorni. Spara accuse gravissime e delinea i profili di autentici reati che sarebbero stati commessi da funzionari comunali. Ora, tralascio il giudizio politico, ma non ammetto che si accusino dipendenti pubblici che hanno lavorato con massima diligenza, massimo scrupolo e nel pieno rispetto delle norme.

La signora deve accusare solo se stessa per la sua esclusione, per non aver seguito con la necessaria accuratezza le regole stringentissime che disciplinano la presentazione di una lista. Le sue rimostranze sono state bocciate da Tar e Consiglio di Stato.

Se ritiene di essere stata vittima di un imbroglio, di comportamenti volutamente lesivi delle sue prerogative, la smetta di offendere le persone in tv e sui giornali e si rechi in Procura della Repubblica». —

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