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Maria compie 100 anni e tutto il quartiere festeggia con lei: «A gennaio ho sconfitto il Covid, grazie alla mia famiglia sono qui»

Durante la gioventù in paese conosce Elvio, l’amore della sua vita e suo futuro marito. La loro storia inizia agli albori della Seconda guerra mondiale. Maria ricorda ancora l’infanzia trascorsa a lavorare in campagna: «Quella volta non c’erano le macchine agricole e si faceva tutto a mano. Ma l’amore per la terra e la natura lo conservo ancora oggi».

Sant’Osvaldo ha brindato alla sua centenaria. Il fine settimana appena trascorso è stato segnato da una due giorni di festa in via Varmo, per i 100 anni di Maria Gon.

Tra sabato e domenica l’hanno festeggiata oltre un centinaio di persone, a partire dai residenti della via – che le hanno regalato ben cento rose –, amici, parenti e il sindaco Pietro Fontanini che, come da tradizione, ha voluto celebrare il traguardo della centenaria donandole una composizione floreale con gli auguri dell’amministrazione.

Nata a Palmanova il 26 settembre del 1921 e vissuta a Ialmicco in una famiglia contadina molto numerosa (è la prima di dieci figli, sette femmine e tre maschi), Maria ricorda ancora l’infanzia trascorsa a lavorare in campagna: «Quella volta non c’erano le macchine agricole e si faceva tutto a mano. Ma l’amore per la terra e la natura lo conservo ancora oggi».

Durante la gioventù in paese conosce Elvio, l’amore della sua vita e suo futuro marito. La loro storia inizia agli albori della Seconda guerra mondiale: «Prima di partire mi chiese se poteva scrivermi delle cartoline – racconta Maria – e io gli dissi di sì. Lo aspettai fedelmente per sette lunghi anni, al suo ritorno ci sposammo e i miei genitori mi fecero il corredo matrimoniale impegnando il maiale e i porcellini che avevamo».

Dopo le nozze (celebrate nel 1947) Maria ed Elvio si trasferiscono prima a Cussignacco e, poi, a Sant’Osvaldo e ben presto la famiglia si allarga con l’arrivo dei due figli Anselmo e Faustino. Con la prematura morte del marito, a soli 47 anni, unico reddito della famiglia, Maria si rimbocca le maniche e va a fare l’aiuto cuoca alla scuola dell’infanzia di Sant’Osvaldo (dal 1969 al 1977). «Spelavo le mele e le patate, facevo la pizza e ogni settimana preparavo le polpette ai bambini – ricorda –; ah quante ne ho fatte! Ho visto crescere tanti di loro e alcuni sono qui a festeggiarmi».

Poi arriva il momento di godersi la famiglia e i nipoti Elena e Alessandro, la casa e il suo orto, curato meticolosamente: «È stato il mio lavoro di sempre, un’attività rilassante e gratificante perché ogni giorno dà un raccolto diverso». Ancora oggi i figli lo coltivano e Maria dispensa consigli su come sia meglio farlo. Tante le vicissitudini attraversate nel corso di questo secolo, non ultimo il Covid-19 che l’ha colpita lo scorso gennaio e dal quale è uscita indenne scegliendo poi di vaccinarsi. «La mia famiglia si è presa cura di me e non mi ha fatto mancare nulla – ammette –. Il Signore mi ha ripagata di quello che ho fatto nella vita e mi ha dato la salute. Bisogna essere grati e accontentarsi di quello che si ha e non volere sempre di più».

Maria sorride, le sorridono gli occhi. È emozionata e non nasconde la commozione di essere circondata da tanta gente e tanto amore. E se le si chiede quale sia il segreto di una vita piena di affetti, risponde così: «Essere buoni e voler bene a tutti».

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