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Si ritrovano dopo 32 anni, i racconti degli ex di Safau: “Tanta commozione, sto rivivendo gli anni più belli della mia vita”

Al ritrovo dei lavoratori dell’acciaieria chiusa nel 1988 anche un gruista da Chieti. Bisignano: «Mostra di foto in castello per raccontare l’evoluzione della fabbrica»

UDINE. Quarant’anni fa era stato proprio lui uno degli oratori del comizio che i sindacati avevano organizzato in piazza Venerio, per manifestare contro il blocco degli stipendi e sollecitare soluzioni alla crisi in atto nel settore siderurgico. Ieri, Rolando La Cioppa, tra i più tenaci delegati del consiglio di fabbrica che l’allora Safau annoverò tra le proprie fila, era di nuovo a Udine. Ci è arrivato da Chieti, dove fu costretto a tornare con la famiglia quando, nonostante gli scioperi e i cortei, nel 1988 l’azienda venne chiusa, per risorgere poi, fusa con le Officine Bertoli, sotto l’insegna dell’Abs di Cargnacco. E ci è arrivato sulla scia dei ricordi. Gli stessi che, ritrovatosi di fronte i colleghi di un tempo, nel tradizionale incontro di inizio ottobre tra ex dipendenti Safau, lo hanno investito.

«Sono commosso, perché sto rivivendo gli anni più belli della mia vita – confessa, mentre cerca le parole per descrivere la scarica di emozioni che lo scuotono –. È vero, lavoravo con il fuoco sotto i piedi, ma stringevo i denti, perché avevo una famiglia da mantenere. E le nostre battaglie? Eravamo l’avanguardia e forse avremmo potuto fare ancora di più». Poi le cose andarono diversamente da come gli oltre 800 lavoratori avevano sperato, ma la lezione resta. «Bisogna sempre lottare – dice anche adesso che è in pensione –, perché è l’unica maniera che abbiamo per migliorare le nostre condizioni».

Insieme a lui, alla messa celebrata all’istituto Bearzi e, a seguire, al pranzo organizzato alla “Tavernetta” di Remanzacco, c’è una settantina di altri “Amis de Safau”. I “senza fabbrica”, come ama definirsi il gruppo di ex dipendenti che, nel tempo, hanno raccolto l’invito di Bruzio Bisignano di continuare a incontrarsi almeno una volta l’anno. Questo è il 25°. Un quarto di secolo che, come osserva lo stesso Bisignano - autore del progetto teatrale intitolato “Ocjo” -, coincide con almeno altre quattro ricorrenze: i quarant’anni dall’inizio della crisi, i cinquanta dal suo ingresso in Safau e i settanta dalla prima colata del forno Martin Siemens, peraltro l’unico ancora conservato in Italia (e utilizzato fino al 1975) e dalla promulgazione del trattato della Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio.

All’incontro ha partecipato anche l’assessore Fabrizio Cigolot e anche questo, per gli “amis” - che soltanto il Covid ha eccezionalmente dimezzato in termini di presenze -, è un piccolo traguardo. «È la prima volta che il Comune ci manifesta un cenno di saluto – dice compiaciuto Bisignano –. Dopo avere contribuito alle giornate Fai di Primavera, che lo scorso maggio hanno aperto ai visitatori il sito di archeologia industriale della fabbrica, l’assessore si è impegnato adesso a coltivare la nostra proposta di allestire in castello una mostra di fotografie sull’evoluzione dello stabilimento, tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta. Una mostra – aggiunge – che ci piace immaginare itinerante, poi, negli atri delle scuole».

A monte, l’obiettivo assai più ambizioso di progettare con la proprietà dell’area, la Rizzani de Eccher, la creazione di uno spazio - quello del forno e delle ciminiera - dedicato a un museo del lavoro. Un sogno accarezzato anche da un altro ex, il già segretario generale della Cisl di Udine, Roberto Muradore. «Vorremmo poter conservare e tramandare la cultura del lavoro operaio che ha reso ricco il Friuli – spiega –. La Safau è stata l’università degli acciai: un laboratorio in cui alle mani sporche di grasso e al sudore si sono intrecciate le tecnologie e dove lo spirito comunitario scaturito dalla crisi ha affratellato tutti i lavoratori, dalla dirigenza agli operai».

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