In 15 mila sfilano in corteo contro il Green pass fra slogan e striscioni

TRIESTE. A Trieste è arrivato l’annunciato lunedì “caldo”, con due manifestazioni che hanno tenuto in scacco il centro città dalla mattina fino al tardo pomeriggio.

Dopo il corteo sindacale che in mattinata ha visto sfilare un migliaio di persone in tutta la città, alle 15 puntuale è partito il secondo corteo, ben più numeroso, organizzato dal coordinamento “No Green pass” del capoluogo giuliano.

Circa 15mila le persone presenti secondo le stime della polizia. A darsi appuntamento alle 14.30, all’Ausonia, è stato il solito gruppo eterogeneo che in questi mesi ha dato voce più volte alla protesta contro la certificazione verde: i portuali, circa 750 riconoscibili dalla pettorina gialla, poi tassisti, ferrovieri, genitori, lavoratori di diverse aziende, tra cui Wartsila e Flex.

Non sono mancati i politici: dal movimento 3V di Ugo Rossi ai i due ex candidati sindaco Giorgio Marchesich e Franco Badelli che insieme reggevano un’alabarda.

Tra gli slogan scanditi, ”Non siamo fascisti, siamo lavoratori”, in riferimento alle violenze di Roma, e “Libertà”. Diverse persone si sono vestite di bianco e hanno in mano fiori dello stesso colore per ribadire la valenza pacifista della manifestazione.

Tra i vari striscioni, anche quello contro i giornalisti, spesso finiti nel mirino delle contestazioni no vax e no Green Pass. Alle 16.30 una delegazione è stata ricevuta dal prefetto.

Alle 17 la testa del corteo era giunta in piazza Unità, mentre il grosso del corteo si è diretto verso piazza Ponterosso, una parte si è fermata davanti alla Prefettura attendendo il responso del colloquio col prefetto.

I manifestanti hanno intonato l’inno nazionale italiano. I carabinieri in tenuta antisommossa, presenti davanti alla Prefettura, si sono tolti in gran parte i caschi. I manifestanti hanno acceso dei fumogeni tricolore.

Dai No Green pass è però anche stata lanciata una bottiglia di vetro in direzione dei carabinieri: l’oggetto non ha colpito nessuno. Dopo questo gesto i carabinieri si sono subito rimessi i caschi.

«Al momento su 950 lavoratori portuali il 40% non ha il Green pass. Il 15 ottobre se sarà obbligatorio il green pass, bloccheremo il porto. Non si entrerà. Tra noi lavoratori siamo compatti».

Lo ha detto Stefano Puzzer, portavoce del Coordinamento lavori portuali Trieste (Clpt), in mattinata, durante il radunato all'ingresso del molo VII per definire i dettagli del corteo.

«L'adesione dei lavoratori del porto allo sciopero di oggi si attesterebbe a un'adesione dell'80%», ha specificato Puzzer.

Ad aprire la giornata, alle 10, è stata la manifestazione promossa dall’Usb in occasione dello sciopero generale proclamato delle organizzazioni del sindacalismo di base.

Inizialmente circa 150 persone si sono radunate in piazza Goldoni per il comizio iniziale alle 10. Centinaia di altre si sono poi aggiunte nel momento in cui è partito il corteo, poco prima delle 11.

A sfilare per le vie del centro – il percorso prevedeva l’attraversamento di via Carducci, piazza Libertà, le Rive, corso Italia e poi di nuovo ritorno in piazza Goldoni – sono stati circa un migliaio di manifestanti, secondo il dato fornito dalla Questura.  Numerosi anche gli striscioni contro il Green pass.

Dai diritti al lavoro alla scuola, passando per la sanità, fino alla protesta contro il Green pass. Sono questi i temi che hanno portato in piazza i rappresentanti dei sindacati Usb, Usi e Cobas, tre delle 14 sigle che in tutta Italia hanno dichiarato lo sciopero nazionale per la giornata di oggi proclamato già lo scorso agosto.

L'agitazione riguarda uffici, scuola e trasporti. A Trieste si è unito anche il movimento anarchico con Germinale Il Comitato per il ritiro di qualunque autonomia differenziata ovvero contro il disegno di legge sul regionalismo.

«Questo sciopero vuole mettere al centro il lavoro - ha specificato Sacha Colautti, coordinatore principale di Usb - Il governo Draghi ha rimosso completamente la crescita economica di questo paese, mettendo al centro non i lavoratori ma l'impresa.

Siamo qui anche per il rincaro delle bollette aumentate del 40% e lo sblocco dei licenziamenti in piena pandemia. Sono necessari investimenti in sanità, sicurezza e investimenti».

«Si aggiunge la questione del Green pass - continua il sindacalista - per noi non è uno strumento che, calato nel contesto lavorativo, è utile a limitare i danni della pandemia. Critichiamo la misura nel merito.

Devono esserci altre scelte: i datori devono assumersi la responsabilità di applicare le misure di distanziamento, che ora non sono al centro a causa dell'applicazione obbligatoria del Green pass. E i tamponi devono essere a carico dell'azienda».

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