Droga in cortile e nelle arnie Arrestato dai carabinieri



Colloredo di Monte Albano


Nascondeva la droga nei vasetti di vetro di solito utilizzati per conservare il miele. E, in giardino, aveva 33 piante di marijuana che avevano raggiunto un’altezza di due metri.

Per questo un 45enne residente a Colloredo di Monte Albano, Tiziano Bozzo, è stato arrestato dai carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Udine, in flagranza di reato per produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, durante una perquisizione domiciliare eseguita su decreto emesso dalla Procura della Repubblica di Udine, è stato trovato in possesso di 4,1 kg di “cannabis indica” che era stata suddivisa in 71 vasetti di vetro, di quelli normalmente utilizzati per conservare il miele (il vasellame era tra l’altro custodito all’interno di alcune arnie per apicoltura). Non solo: i carabinieri hanno rinvenuto anche 33 piante di marijuana coltivate in giardino alte due metri e pure un bilancino di precisione risultato perfettamente funzionante.

Un arresto arrivato al termine di una lunga attività investigativa condotta dai carabinieri della Compagnia di Udine anche attraverso la messa in campo di servizi di osservazione e di controllo.

Importanti sono poi risultate anche le varie segnalazioni che sono pervenute agli uomini dell’Arma da alcuni cittadini e residenti della zona.

Lo stupefacente e il bilancino rinvenuti nella casa rurale – con un giardino grande in cui appunto venivano coltivate le piante di marijuana – sono stati posti sotto sequestro, mentre il 45enne arrestato è stato condotto al carcere di Udine a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Bozzo, difeso dall’avvocato Roberto Mete del foro Udine, è già stato scarcerato.

Nei suoi confronti è stato disposto da parte del giudice delle indagini preliminari l’obbligo di presentarsi negli uffici della polizia giudiziaria tre volte alla settimana accogliendo di fatto la richiesta fatta dal pm, congiuntamente alla difesa. «Non sono stati riscontrati elementi validi ed evidenti – ha dichiarato il legale Mete – che possano far ipotizzare una attività di spaccio ma solo che quanto rinvenuto sia stato utilizzato per fini curativi». —



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