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Vaccinato negli Stati Uniti, in Italia non gli riconoscono il Green pass: «Ne ho diritto, senza non posso lavorare»

Alessio Lattanzi ha ricevuto le due dosi a metà maggio: causa la mancata trasmissione dei documenti non può avere il certificato

UDINE. Si è vaccinato contro il Covid a Miami, dove si è trattenuto per qualche settimana in primavera. E le due dosi di Pfizer (inoculate il 28 aprile e il 15 maggio) risulta regolarmente registrata sul fascicolo sanitario personale dal Sistema sanitario regionale, che ancora a giugno ha provveduto a rilasciare un certificato di vaccinazione. Che risulta tuttavia invisibile per il sistema informatizzato che consente di scaricare il Green pass.

Alessio Lattanzi, vent’anni, sta vivendo un disagio che lo accomuna a migliaia di altri italiani che hanno scelto di vaccinarsi all’estero. «Ho chiamato decine di volte il numero nazionale per l’assistenza, per otto volte ci siamo rivolti al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria del Friuli centrale, ma senza riuscire a ottenere quel benedetto authcode che consente di completare la procedura di ottenimento della certificazione verde».

Alessio, che lavora per una cooperativa friulana che si occupa di movimentazione delle merci, è senza stipendio da venerdì. Da quando, cioè, il Green pass è diventato la conditio sine qua non per potersi presentare sul posto di lavoro. «È assurdo, vergognoso, indecente», è un fiume in piena il padre di Alessio, Vito, che ha provato ad affiancare il figlio nella disperata caccia all’agognata certificazione.

Niente da fare: telefonate, mail, appuntamenti agli sportelli dell’Asufc si sono risolti tutti con il più classico dei nulla di fatto. Anche perché l’azienda sanitaria poco può fare per sbloccare un’impasse che accomuna Alessio a decine di altri friulani: «È un problema di disallineamento dei database che abbiamo già riscontrato in più di un’occasione, in particolare per chi ha ottenuto la somministrazione del vaccino all’estero», spiega la direttrice del Dipartimento di prevenzione dell’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale, Claudia Zuliani.

Insiel è stata informata della vicenda di Lattanzi, ma a ieri sera la situazione appariva ancora senza via d’uscita. Il problema è a monte, con il sistema italiano che sembra non “leggere” i documenti vaccinali stranieri.

«Naturalmente la prima preoccupazione è legata al lavoro: senza Green pass non posso lavorare, sarei costretto a sottopormi continuamente a tamponi e dunque, lavorando a chiamata, vanificare buona parte del guadagno», annota Alessio, sconsolato.

Papà Vito ha un diavolo per capello: «Lo Stato impone ai cittadini uno strumento, la certificazione verde, e poi non è in grado di garantirne l’erogazione a cittadini che risultano perfettamente in regola con la vaccinazione: è veramente assurdo. Abbiamo cercato in tutti i modi di ottenere il codice, ma non c’è stato verso».

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